I Verdi, 'vittime collaterali' della pandemia in Germania

Giuseppe Brunelli

Ci sono anche i Verdi tedeschi tra le vittime collaterali della pandemia. Pochi mesi fa a Berlino si ragionava ancora seriamente della possibilità che il partito guidato da Robert Habeck e Annalena Baerbock potesse esprimere il prossimo cancelliere della Germania. Oggi, invece, il coronavirus ha talmente scombinato l'agenda delle priorità da far finire in secondo piano i cavalli di battaglia degli ambientalisti, con evidenti ripercussioni sui sondaggi.

Il fatto è che negli ultimi anni i Verdi erano riusciti nella 'mission impossible' di modificare drasticamente la narrativa politica tedesca: una sequenza di successi, dal boom elettorale in Baviera alla vittoria ad Hannover passando dalle elezioni europee, e questo con sondaggi che avevano ormai consacrato stabilmente la formazione di Habeck & co come seconda forza politica del Paese, con risultati sempre ampiamente superiori al 20%. Con il risultato indiretto, tra l'altro, di spingere verso una quasi-marginalità l'Afd: sembrano lontani i tempi in cui l'ultradestra, dalle elezioni federali del 2017 in poi, dominava tutto il dibattito politico in Germania.

L'"uscita dal carbone" frena

Ebbene, per i Verdi il quadro oggi è obiettivamente un altro. Il mese scorso, alle proteste contro la riapertura della centrale elettrica a carbone di Datteln 4 - che era stata chiusa nel 2014 all'interno del vasto processo dell'uscita dal carbone - non solo sono state molto meno partecipate di quanto lo sarebbero state un anno fa, anche sull'onda del movimento globale di "FridaysForFuture", ma non hanno ottenuto nessun risultato. E anche il dibattito dell'opinione pubblica è rimasto sorprendentemente fiacco, se si considera la tradizionale sensibilità ai temi ambientali della Germania.

In teoria, il Paese ha avviato un ampio e decennale processo di "uscita dal carbone", e da questo punto di vista la riapertura di Datteln sembra in contraddizione. Non sorprendentemente, gli ambientalisti parlano di una vittoria della "lobby del carbone". D'altra parte, non solo la paura del Covid ha compattato gli umori del Paese intorno al governo di Angela Merkel, ma ha anche portato ad una nuova primazia dei temi economici: da questo punto di vista i vari mega-pacchetti di sostegno all'economia varati via via dal governo federale hanno provocato un ulteriore spostamento di consensi ed attenzioni verso la cancelliera e la Grosse Koalition. Complessivamente, si tratta di sostegni e iniezioni di liquidità che superano i 1000 miliardi di euro. Nell'ultimo pacchetto varato appena la settimana scorsa, dell'entità di 130 miliardi di euro, sono previste anche misure impensabili fino a poco tempo fa, prime fra tutte la riduzione dell'Iva.

I risultati della Merkel in Ue

Non solo. Pure la svolta di Merkel sul fronte europeo ha tolto ai Verdi uno dei loro cavalli di battaglia: prima il piano da 500 miliardi lanciato insieme al presidente francese Emmanuel Macron, poi la variante allargata dalla Commissione Ue di un recovery fund da 750 miliardi di euro a favore soprattutto delle economie più colpite dalla crisi da coronavirus - Italia e Spagna in testa - hanno relegato in secondo piano le richieste del partito ambientalista sui coronabond, o eurobond che dir si voglia. Alle prime timide riemersioni di "FridaysForFuture", il co-leader dei Verdi Habeck aveva colto l'occasione per dire che "è un bene che il tema dell'ambiente torna nell'agenda pubblica" e raccomandando alla cancelliera "di farsi indirizzare dalla scienza non solo per quanto riguarda la lotta alla pandemia, ma anche nella difesa del clima".

I temi economici eclissano i Verdi

Come scriveva tempo fa il Tagesspiegel, Habeck "sta cercando di cogliere ogni opportunità per tornare a segnare punti", dato che i Verdi sono quelli che rischiano di rimetterci di più negli sconvolgimenti politici provocati dal coronavirus. Del resto, il capo dei Verdi non lo nega affatto: "La crisi ci ha beccato in pieno", ha confessato Habeck alla Zeit. è sempre lui ad ammettere che per quanto i cambiamenti climatici rappresentino un pericolo "esistenziale", non provocano una "paura immediata" come quella causata dal coronavirus.

E con le aziende che stentano a riaprire ed un calo del Pil previsto del 6,6% per l'anno in corso con tutte le implicazioni che la recessione necessariamente ha sulla "locomotiva europea" è facile immaginare che i temi economici - sui quali i Verdi tradizionalmente sono considerati meno 'forti' - continueranno a dominare a lungo il dibattito e le attenzioni in Germania. Ovvio, dipende tutto dai punti di vista: a detta del politologo Ralf Tils, "è invece sorprendente quanto lentamente i Verdi perdano in consensi", considerando che in questo momento "batte l'ora dell'esecutivo".

Certamente, i sondaggi non stanno aiutando gli ambientalisti. Nell'ultimo "Trendbarometer" realizzato per Rtl/Ntv la Cdu/Csu e la Spd insieme raggiungono il 56% dei consensi, con la compagine guidata da Merkel che da sola tocca il 40%. Secondo questo rilevamento, i Verdi scendono al 15%. Più 'generoso' il sondaggio di Insa, secondo il quale la formazione di Habeck & Baerbock resiste al 17,5% dei voti, rimanendo seconda forza politica del Paese. Ma certamente sembrano più lontani i tempi in cui arrivava ad ipotizzare un futuro governo con Cdu/Csu e Verdi, oppure un esecutivo 'rosso-rosso-verde', con Spd, Linke e Verdi.

Ci sarà un quinto mandato Merkel?

Chi, in questo momento, sembra convogliare su di sè gli umori del Paese, è ancora una volta Angela Merkel: sempre stando al sondaggio Insa, se non ci fosse l'ex ragazza dell'est al governo in Germania, il favore degli elettori nei confronti della Cdu/Csu crollerebbe di oltre 10 punti, ossia ben al di sotto il tetto del 30%. è un dato che in queste ore passa di mano in mano nei palazzi che contano a Berlino: nonostante la stessa cancelliera abbia ribadito pochi giorni fa che non si ricandiderà nel 2021, alla fine dell'attuale legislatura, il tema di un suo quinto mandato non sembra affatto scomparso dalla scena.