Vergallo: "L'identikit dei vaccinati in terapia intensiva: hanno 60 anni e sono malati fragili"

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A sinistra, il dottor Alessandro Vergallo (Photo: A sinistra, il dottor Alessandro Vergallo)
A sinistra, il dottor Alessandro Vergallo (Photo: A sinistra, il dottor Alessandro Vergallo)

“In terapia intensiva sta crescendo il numero di vaccinati con ciclo completo. Sono il 10% del totale e molti sono pazienti fragili. L’aumento dipende da due motivi: cresce la platea delle persone immunizzate, e quindi in proporzione sono sempre più le persone vaccinate anche in terapia intensiva. E poi, dopo i sei mesi dalla seconda o unica dose, l’efficacia del vaccino scende, si passa dal 96% all’80%”. A dirlo all’HuffPost è Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac), raccontando l’attuale situazione delle terapie intensive nel nostro Paese, che oggi appare abbastanza diversa rispetto a qualche mese fa.

Dottor Vergallo, quanti sono oggi i vaccinati che finiscono in terapia intensiva?

“I vaccinati che finiscono nelle terapie intensive stanno aumentando, anche se restano una esigua minoranza rispetto ai non vaccinati. Oggi sono circa il 10-11% del totale. In termini assoluti, parliamo di 475 letti occupati in tutto il Paese”.

Che profilo clinico e che età hanno i vaccinati in terapia intensiva?

“I vaccinati in terapia intensiva sono soprattutto pazienti fragili e anziani. Il loro profilo clinico è più o meno simile a quello delle precedenti ondate: hanno quasi tutti patologie preesistenti di vario genere, come obesità, patologie metaboliche, cardiocircolatorie e respiratorie. La maggior parte dei vaccinati ha patologie croniche. La loro età media è all’incirca 60 anni”.

Per quanto riguarda i non vaccinati, qual è la loro età media?

“L’età media dei non vaccinati in terapia intensiva oggi pare essere la più bassa in assoluto, rispetto alle precedenti ondate, si aggira intorno ai 50-55 anni. È diminuita di circa 7-8 anni rispetto alle precedenti ondate”.

Quindi l’età media dei vaccinati in terapia intensiva è 60 anni, mentre quella dei No-Vax è più bassa.

“Questo dato è spiegabile con il fatto che l’età media dei No-Vax in Italia si attesta proprio sui 50 anni. Questo dato ricalca la stessa fascia anagrafica di chi è più riluttante al vaccino in Italia, che sono appunto perlopiù cinquantenni. Non è un caso. La spiegazione più probabile sta proprio nella prevalenza di renitenti al vaccino, che hanno la medesima età mediana. Dobbiamo tenere presente che il vaccino protegge dalle forme più gravi della malattia, e aumenta le probabilità di non finire in terapia intensiva”.

Cosa dobbiamo aspettarci a Natale?

“Finora abbiamo parlato di dati osservazionali. Sul medio termine parliamo invece di previsioni aleatorie, che possono cambiare. Ma, tenendo conto dei fatti, abbiamo motivo di pensare che l’ingresso nell’inverno possa portare a un aumento dei contagi, dei ricoveri ordinari e dei ricoverati in rianimazione. Il motivo è proprio l’effetto stagionale, che aumenta le patologie virali causate dai coronavirus. Se osserviamo le curve dello scorso anno ce ne rendiamo conto. Ma il probabile aumento di contagi e ricoveri nelle prossime settimane può essere spiegato anche con altri due elementi: il 13,2% delle persone in Italia non ha ancora ricevuto nemmeno la prima dose di vaccino, e con le terze dosi siamo ancora all’inizio. Bisogna accelerare, altrimenti i contagi, i ricoveri ordinari e i ricoveri in rianimazione aumenteranno. Tutto dipenderà dalla capacità di coprire la popolazione con la terza dose e dalla capacità di vaccinare chi finora non ha voluto farlo”.

In base all’ultimo bollettino del Ministero della Salute, nella giornata di ieri le terapie intensive sono cresciute di 17 unità rispetto al giorno precedente, con 41 ingressi giornalieri nel reparto di rianimazione, per un totale di 475. I ricoveri ordinari con sintomi, invece, sono aumentati di 161 unità, per un totale di 3.808. Secondo i dati Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, aggiornati al 15 novembre 2021, la percentuale di saturazione delle terapie intensive a livello nazionale è pari al 5% e quella di area non critica al 7%. Siamo ancora lontani dalle soglie di allerta, rispettivamente, del 10% e del 15% indicate per il passaggio in fascia gialla, ma per alcune regioni in particolare la situazione sta diventando critica.

Percentuali di ricoveri in terapie intensive (Photo: Agenas)
Percentuali di ricoveri in terapie intensive (Photo: Agenas)

In Friuli, per esempio, la soglia critica è già stata superata: le terapie intensive sono al 13% di occupazione di malati Covid. Nelle Marche siamo al 10%. Nella Provincia autonoma di Bolzano al 9%. Nel Lazio all’8 e in Calabria al 7.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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