Verso Euro 2020, alla scoperta dell'Italia: il commissario tecnico Roberto Mancini

Marco Deiana

​Genio e sregolatezza da calciatore. Stratega e vincente da allenatore. La sua forte personalità ha contraddistinto entrambe le carriere di Roberto Mancini. In campo dava del tu al pallone come pochi in Italia (e in Europa). Con il suo destro creava calcio, con la sua testa inventava giocate impensabili. In panchina ha trasferito il suo carisma alle sue squadre e ha saputo convincere i presidenti ad investire pesantemente per avere sempre una formazione a sua immagine e somiglianza.


Da giocatore è stato uno dei principali protagonisti del ciclo irripetibile della Sampdoria dove ha vinto quattro Coppe Italia, uno Scudetto, una Supercoppa Italiana e una Coppa delle Coppe, oltre ad aver disputato una finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona (persa ai tempi supplementari). Da allenatore è stato ovunque: in Italia, in Inghilterra, in Turchia e anche in Russia. Solo dall'esperienza russa - quella che ha preceduto la chiamata della FIGC - è tornato a casa a mani vuote, senza neanche un trofeo.


La sua carriera da allenatore


Roberto Mancini

Nell'estate 2000 decide di ritirarsi dal calcio giocato e diventa subito il vice di Sven-Goran Eriksson alla Lazio. Un'avventura che durerà mezza stagione. Il richiamo del prato verde è troppo grande e decide di accettare la proposta del Leicester. Ma dopo appena quattro presenze in Premier League e una in FA Cup, appende nuovamente le scarpette al chiodo - questa volta definitivamente - e accetta la corte della Fiorentina. Nel febbraio 2001 si siede sulla panchina viola, in un momento storico difficile dal punto di vista economico per il club toscano. E non mancano le polemiche: Roberto Mancini non ha il patentino per poter allenare in Serie A e soprattutto in questa stessa stagione è stato già tesserato da un club italiano (gli allenatore, al contrario dei giocatori, non possono allenare nella stessa annata due club). Tutto si risolve con l'ok di Gianni Petrucci, al tempo commissario straordinario della Federazione, andando contro anche l'AssoAllenatori.


A Firenze vince una Coppa Italia e perde la Supercoppa Italiana. L'esperienza toscana dura appena un anno. A gennaio 2002 si dimette. La Fiorentina chiuderà la stagione con la retrocessione e il successivo fallimento.


Dopo neanche sei mesi torna alla Lazio. Estate 2002. La società biancoceleste è in piena crisi finanziaria, Cragnotti si dimetterà poco dopo l'arrivo del Mancio (che prenderà parte al Consigli di Amministrazione). Una situazione non facile. Eppure il tecnico di Jesi riesce a strappare un quarto posto alla prima stagione più una doppia semifinale in Coppa Italia e Coppa UEFA. Nel secondo anno sulla panchina laziale invece porta a casa la Coppa Italia ma non va oltre il sesto posto in classifica (dopo aver lottato per tutta la stagione con Inter e Parma per il quarto posto, l'ultimo utile per l'accesso alla Champions League).


Roberto Mancini non resiste alla chiamata dell'I​nter e nell'estate 2004 siede sulla panchina nerazzurra. Riporterà alla vittoria il club interista: tre Scudetti (compreso quello assegnato d'ufficio dopo il caso Calciopoli), due Coppe Italia e due Supercoppe Italiane. L'avventura milanese si chiude dopo quattro stagioni nell'estate 2008, con una bella liquidazione da 8 milioni di euro per strappare un contratto valido fino al 2012.

Claudio Villa Archive

Un anno e mezzo dopo la fine dell'esperienza interista per il Mancio si presenta l'occasione Citizens. Il Manchester City, in piena euforia e con budget illimitati (o quasi) sul mercato, decide di puntare su un tecnico italiano e chiama Roberto Mancini. Siamo nel dicembre 2009 e il tecnico di Jesi sostituisce l'esonerato Hughes. In Inghilterra trova la sua consacrazione: riporta un titolo sulla bacheca del club dopo 35 vincendo la FA Cup nella sua seconda stagione e alla terza annata sulla panchina del City porta a casa la Premier League (mancava dal '68). Qualche mese più tardi conquista il suo terzo e ultimo trofeo con i Citizens: la Community Shield. Verrà esonerato nell'estate 2013, a pochi turni dalla conclusione della stagione, per via dei risultati deludenti.


A settembre dello stesso anno accetta l'offerta del Galatasaray. Mancini rimarrà in Turchia appena una stagione conquistando la Coppa Nazionale e sfiorando un clamoroso titolo in rimonta: prende la squadra in nona posizione e chiude l'anno al secondo posto, dietro il Fenerbahce. Sfruttando una clausola presente sul contratto, si libera del club turco.


Siamo quasi alla fine del 2014 quando per il Mancio si riaprono le porte dell'Inter. Chiamato a sostituire Mazzarri, chiude la stagione 2014-15 con un deludente ottavo posto, fuori da ogni competizione europea. L'anno successivo, nonostante un ottimo inizio di stagione, non va invece oltre la quarta piazza che vale l'accesso all'Europa League. Non abbastanza per conquistare pienamente la fiducia della nuova proprietà interista (Erick Thohir), tanto da dimettersi ad agosto.


Nell'estate 2017, dopo un anno senza allenare, si trasferisce in Russia per guidare lo Zenit San Pietroburgo. La sua avventura nel gelo russo dura appena una stagione, torna a casa a mani vuote con un quinto posto in campionato. Chiusa questa avventura, si spalancano le porte di Coverciano.


La sua avventura con l'Italia


Il 14 maggio 2018 Roberto Mancini viene nominano commissario tecnico degli azzurri. Si apre una nuova era in casa Italia. Si chiude il deludente ciclo Ventura (con la mancata qualificazione al Mondiale di Russia 2018) e il breve periodo di Gigi Di Biagio come traghettatore. Il Mancio cambia completamente identità alla Nazionale: addio a diversi senatori (o quasi, insomma giocatori come Candreva, Eder, Parolo) e spazio a tanti giovani, alcuni anche sconosciuti ai più (Zaniolo e Tonali sono stati convocati quando ancora non avevano esordito in Serie A!).

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Esordisce il 28 maggio 2018 contro l'Arabia Saudita: 2-1 azzurro con le reti di Balotelli e Belotti. Seguiranno una sconfitta contro la Francia e un pareggio contro l'Olanda. Tre amichevoli per valutare la qualità della Nazionale. Poco dopo è tempo di Nations League. E qui il Mancio nonostante le iniziali sofferenza, è bravo ad evitare la retrocessione nella Lega B conquistando il secondo posto nel girone formato da Polonia (retrocessa) e Portogallo (che vincerà la prima edizione della competizione).


Da questo momento in poi inizia per l'Italia uno dei periodi più belli della sua storia. Le qualificazioni a Euro 2020 sono una goduria per i tifosi azzurri: 10 vittorie su 10, 30 punti su 30. Primo posto con sole vittorie. Non era mai successo prima nella storia italiana. L'Italia vince e convince, con un gioco armonioso, bello e quasi irrealistico. D'altronde la Nazionale Italiana per tradizione non è esportatrice di bel calcio. Anzi... la mancanza di identità, in vari casi, ci ha portato spesso a soffrire anche in partite facili. Con Mancini c'è quel cambio di mentalità da sempre auspicato. Calcio offensivo, dinamico e avvincente.