Verso la beatificazione del gesuita Adami missionario in Giappone

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Roma, 22 ago. (askanews) - La Santa Sede ha detto sì alla riapertura del processo di beatificazione del padre martire Matteo Adami, gesuita originario di Mazara del Vallo, ucciso in odium fidei a Nagasaki, il 22 ottobre 1633. Lo annuncia con una nota la diocesi mazarese.

La Congregazione delle cause dei Santi ha risposto al vescovo, mons. Domenico Mogavero, che aveva presentato istanza di riapertura del processo di beatificazione per il gesuita mazarese ucciso in Giappone. Un processo ripreso, in effetti, perché già lo stesso anno in cui padre Adami venne ucciso, in Giappone, l'iter era stato avviato ma, poi, "inspiegabilmente interrotto".

A produrre tutta la documentazione è stato il Comitato creato ad hoc che in questi anni ha approfondito la figura di Adami. Sulle sue tracce si è messo il docente universitario Giovanni Isgrò che da tempo si è appassionato al mondo dei gesuiti e alla loro presenza in Sicilia. Così Isgrò è stato a Roma presso l'Archivio gesuitico e all'Accademia di Madrid. "Ho raccolto le testimonianze di chi vide il martirio - dice il docente nelal nota rilanciata dal Sir - queste sono trascritte in lingua portoghese. Ma nella documentazione sono contenute anche le lettere originarie che padre Adami intratteneva coi suoi superiori".

La richiesta di riapertura del processo è successiva ai contatti avuti con l'arcidiocesi di Nagasaki e con la Curia dei gesuiti a Roma, che hanno dato il loro assenso affinché la diocesi di Mazara del Vallo potesse richiedere la riapertura del processo. Padre Adami svolse per anni la sua opera di evangelizzazione in Giappone, fino ai regni di Oshu e Deqa, assieme ai padri Girolamo De Angelis e Diego Cavalho e al fratello laico Yama Joam. Il periodo è quello degli inizi del '600, anni in cui iniziarono le persecuzioni dei cristiani. Nel 1632 il religioso si trovava a Osaka. L'anno successo un ordine dello Shogun decretò che i gesuiti sparsi nei regni più lontani siano condotti a Nagasaki. Padre Adami fu tradito da chi lo ospitava e venne giustiziato il 22 ottobre 1633.