Verso l'anticipo della terza dose a 4 mesi, tamponi a chi non ce l'ha

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Il ministro della Salute, Roberto Speranza ed il coordinatore del Cts Franco Locatelli (Photo: FABIO FRUSTACI ANSA)
Il ministro della Salute, Roberto Speranza ed il coordinatore del Cts Franco Locatelli (Photo: FABIO FRUSTACI ANSA)

Tampone ai vaccinati per l’accesso a feste, discoteche e luoghi ad alto assembramento, anticipo della terza dose a 4 (se non a 3) mesi, mascherine all’aperto, obbligo di dispositivi Ffp2 sui mezzi e uffici pubblici e nei luoghi al chiuso quali cinema e teatri. È questa la combinazione di disposizioni che Palazzo Chigi sta mettendo a punto per arginare l’ondata della variante Omicron e che verrà sottoposto al vaglio prima della cabina di regia politica prevista per la mattinata di domani, e quindi del Consiglio dei ministri in agenda nel pomeriggio, che dovrà dare il via libera definitivo.

Sono ore febbrili nel governo, sulla direttrice tra presidenza del Consiglio e ministero della Salute si susseguono riunioni e scambi di documenti, un confronto serrato che va avanti da una settimana. “Dobbiamo difendere la normalità raggiunta”, ha spiegato il premier nella tradizionale conferenza stampa di fine anno. Domani mattina l’Istituto superiore di sanità consegnerà la flash survey, la ricerca lampo sul sequenziamento del virus che darà le prime risposte su quanto sia già diffusa Omcron nel paese. I primi dati che arrivano a macchia di leopardo non fanno ben sperare: a Milano e dintorni sarebbe già latrice di almeno il 50% dei casi di positività, il 20% a Brescia, quasi un terzo in Umbria.

Per prepararsi a reggere all’ondata, per Draghi è prioritaria un’accelerazione sulle terze dosi, partite troppo a rilento. Ma nel frattempo il presidente del Consiglio tiene duro sull’idea di obbligo di tampone anche per i vaccinati che partecipino a eventi dove un contatto stretto non può essere evitato: dalle feste (pensando anche al Capodanno imminente), alle discoteche passando per i grandi eventi, sportivi e non. Una misura che continua a riscontrare una forte resistenza sia da parte delle Regioni sia da parte di ampi settori della maggioranza, con Lega, Pd e M5s su tutti che hanno espresso nutrite perplessità.

Per questo la soluzione di compromesso alla quale si sta lavorando si muove su un doppio binario: prevedere l’obbligo di tampone solo a una certa distanza dalla seconda dose e contemporaneamente accorciare i tempi di somministrazione della terza in modo tale che il cambio delle regole in corsa sia il più possibile morbido e indolore. C’è l’assenso di Speranza e da ambienti Pd e M5s si spiega che in ogni caso non saranno tirate su le barricate, e anche la Lega non si presenterà con intenzioni belligeranti.

La misura non dovrebbe comprendere l’accesso a cinema, teatri e ai luoghi di cultura, che dovrebbero essere interessati invece da un’altra novità al vaglio domani delle forze di maggioranza. È l’obbligo di utilizzo delle mascherine Ffp2, che potrebbe essere esteso anche a treni, aerei e a locali e uffici delle amministrazioni pubbliche, oltre che ad altri luoghi ad alto assembramento, in virtù della maggiore efficacia nel proteggere dalla diffusione del virus. Indipendentemente dalla tipologia, è quasi certo che le mascherine diventeranno obbligatorie erga omnes all’aperto, tranne che per i minori di sei anni e per chi pratica sport.

Misure che saranno accompagnate da raccomandazioni alla prudenza e al distanziamento nelle occasioni di incontro durante le feste, mentre al momento sembra non esserci l’ipotesi di un divieto generale di feste in piazza e non per l’ultimo dell’anno, anche se Regioni e soprattutto Comuni stanno provvedendo da sé, con il moltiplicarsi di ordinanze in questa direzione.

La “normalità” che Draghi vuole difendere non prevede nuovi lockdown, coprifuochi - nemmeno per i soli non vaccinati - e rientro a scuola dopo le vacanze di Natale con la didattica a distanza. Nel piano di medio periodo rientra invece una valutazione di estensione dell’obbligo vaccinale per altri settori dell’impiego pubblico che lavorano a stretto contatto con i cittadini (quello generale, al momento, “rimane sullo sfondo”), e quello dell’estensione dell’obbligo di super green pass a settori sempre più ampi, con l’obiettivo di includere gradualmente l’intero mondo del lavoro. Certa anche la riduzione della validità del green pass da vaccinazione, che dovrebbe scendere da nove a sei mesi. “Ogni decisione è guidata dai dati, non dalla politica”, ha spiegato Draghi. Una rassicurazione per il Paese, un monito per i partiti che domani volessero presentarsi con intenzioni belligeranti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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