L'Unione Europea prende tempo sulla crisi energetica

I leader dell'Unione europea si sono incontrati a Praga, in un vertice definito "informale", per discutere le tre questioni più urgenti, tutte collegate, che l'Europa deve affrontare in questo periodo storico: la guerra in Ucraina, la crisi energetica e la situazione economica.

Avanti (molto) adagio

Prosegue senza sostanziali novità la lunga e complicata discussione sulle misure contro il caro-energia. Dal vertice nessuna dichiarazione conclusiva, anche se alcune idee hanno riscosso un consenso generale, come l'istituzione di una piattaforma comune per l'acquisto di gas, in modo simile a quanto fatto per i vaccini anti-Covid19.

Lo ha spiegato nella conferenza stampa conclusiva la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen."Una cosa è molto chiara: c'è un ampio sostegno sul fatto che la prossima primavera, alla fine dell'inverno, quando i nostri depositi saranno esauriti, è di fondamentale importanza avere un sistema di approvvigionamento comune, in modo da evitare di farci concorrenza l'un l'altro e avere un maggior potere di contrattazione collettiva".

Restano invece le divisioni sull'introduzione di un tetto al prezzo del gas. 15 Paesi, tra cui l'Italia, ne sostengono la necessità e alcuni di loro hanno anche presentato una proposta concreta. Germania e Paesi Bassi sono più scettici: Berlino che con un price cap teme di perdere l'accesso alle forniture. Una paura condivisa anche da altri governi.

"Sosterremo il tetto al prezzo del gas se non comprometterà la sicurezza dell'approvvigionamento. Perché se l'Europa impone un price cap, ad esempio, sul gas naturale liquefatto e altre regioni del mondo non lo fanno... allora semplicemente rimarremo senza gas perché nessuno vorrà più vendercelo", dice la prima ministra estone Kaja Kallas.

La partita sulle misure energetiche resta dunque aperta, con l'appuntamento cruciale del 20 ottobre, quando i leader europei torneranno a incontrarsi a Bruxelles e sarà difficile rinviare ancora decisioni sempre più urgenti da prendere.

Le dichiarazioni dei leader

Il summit di Praga è stato anche l'occasione per il cancelliere tedesco Olaf Scholz di spiegare il piano da 200 miliardi di euro di sussidi a consumatori e imprese per sostenere la propria economia, che alcuni dei suoi omologhi ritengono possa creare distorsioni nel mercato unico.

"Basta guardarsi intorno per rendersi conto che quello che facciamo è in linea con alcune misure prese da altri Paesi nei mesi scorsi", ha detto Scholz.

Praticamente tutti i leader intervenuti hanno ribadito un fermo sostegno all'Ucraina nel fronteggiare l'invasione russa. Durante la giornata, il primo a concedersi al foltissimo plotone di cronisti era stato il presidente del Consiglio europeo, il belga Charles Michel:

"Oggi abbiamo un argomento importante all'ordine del giorno: ovviamente, la guerra in Ucraina. L'importanza è rimanere uniti, rimanere fermi a sostegno dell'Ucraina, con il sostegno finanziario e morale e con il supporto militare. È anche molto importante essere molto fermi, per condannare l'aggressione russa. Non riconosciamo, non riconosceremo mai i falsi referendum e le annessioni illegali".

Darko Bandic/Copyright 2022 The AP. All rights reserved.
Charles Michel ai microfoni di tutta Europa. (Praga, 7.10.2022) - Darko Bandic/Copyright 2022 The AP. All rights reserved.

Sul "red carpet" di Praga ha parlato ai giornalisti anche la presidente della Commissione europeo, Ursula von der Leyen:  "Ovviamente, la situazione con la Russia ha avuto un impatto sull'economia globale, principalmente attraverso i prezzi dell'energia e la scarsità di energia. I prezzi dell'energia sono alle stelle, ma se guardate oltre, negli ultimi sette mesi, si nota che la Russia ha deliberatamente e sistematicamente tagliato la fornitura di gas all'Unione europea, ma noi siamo stati in grado di compensare".

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Microfoni per Ursula von der Leyen. (Praga, 7.10.2022) - Petr David Josek/Copyright 2022 The AP. All rights reserved.

All'esterno del Castello di Praga, dove si è tenuto il vertice, è andata in scena pure una protesta di manifestanti pro-Ucraina, che chiedono maggiore impegno militare da parte dell'Ue. Lungamente fischiato al suo arrivo il primo ministro ungherese Viktor Orbán.