Vertice e Quirinale. Il day after di Giuseppe Conte

Pietro Salvatori
·Giornalista politico, Huffpost
·2 minuto per la lettura
ROME, ITALY - JANUARY 19: Italy's Prime Minister Giuseppe Conte pauses prior a confidence vote at the Italian Senate,  on January 19, 2021 in Rome, Italy. Following the resignation of two ministers in Conte's coalition government over a dispute on spending of EU funds during the pandemic, the Italian government is on the verge of another crisis. Pool photo by Roberto Monaldo.  (Photo by AB Pool - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: AB Pool - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - JANUARY 19: Italy's Prime Minister Giuseppe Conte pauses prior a confidence vote at the Italian Senate, on January 19, 2021 in Rome, Italy. Following the resignation of two ministers in Conte's coalition government over a dispute on spending of EU funds during the pandemic, the Italian government is on the verge of another crisis. Pool photo by Roberto Monaldo. (Photo by AB Pool - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: AB Pool - Corbis via Getty Images)

E ora che succede? La crisi si è forse conclusa nel suo scontro scenografico, nel suo duello rusticano tra i protagonisti, Giuseppe Conte e Matteo Renzi, ma è tutt’altro che archiviata. Perché dopo il duplice passaggio parlamentare di Camera e Senato il premier guida quello che tecnicamente è un governo di minoranza, non avendo la metà più uno dei voti a Palazzo Madama.

Il day after è una girandola di nebbia e confusione. Un vertice di maggioranza, che fino a tarda mattinata non era stato ufficialmente convocato, ha fatto un punto politico della situazione dopo l’uscita traumatica di Italia Viva dal governo e ha convenuto sulla volontà di procedere al rafforzamento della maggioranza e alla scrittura del nuovo patto di legislatura. Alle 18.30 il presidente del Consiglio salirà al Quirinale, non per rassegnare le dimissioni, ma per fare le proprie comunicazioni a Sergio Mattarella, e le valutazioni su come procedere.

L’idea di base di Conte è chiara: costruire un gruppo di una decina di “responsabili” provenienti da aree di matrice europeista, popolare e socialista di almeno una decina di senatori, che possa blindare il governo e consentire all’avvocato di Volturara Appula di non dimettersi, limitandosi ad integrare la squadra con i nuovi ingressi.

A Palazzo Chigi sono convinti che nel giro di dieci giorni, al massimo due settimane, l’operazione si possa concretizzare. Il primo segnale è arrivato dal sì alla fiducia di Riccardo Nencini, senatore socialista che ha condiviso il proprio tragitto con Iv. La convinzione è che verrà seguito da tre o quattro renziani. Nella war room di Conte è arrivata la notizia che, allorché ieri è circolata la voce che Renzi volesse votare contro il governo e non astenersi, alcuni senatori in bilico abbiano fatto arrivare un messaggio al leader: “Se la linea cambia ci riteni...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.