Vescovi cileni attendono secondo incontro col Papa nel pomeriggio

Ska

Città del Vaticano, 16 mag. (askanews) - Alcuni escono alla spicciolata per una passeggiata o uno spuntino, altri rimangono dentro. Giunti a Roma nei giorni scorsi, i 34 vescovi cileni, convocati dal Papa per affrontre lo scandalo pedofilia, non sono stati invitati da Jorge Mario Bergoglio a pernottare nella sua residenza dentro il Vaticano, Casa Santa Marta, come avvenuto due settimane fa per le tre vittime del prete pedofilo Fernando Karadima che Francesco ha voluto incontrare per chiedere perdono. Alloggino nella Casa romana del clero di via Traspontina, ad alcune centinaia di metri da San Pietro. All'uscita stazionano telecamere e giornalisti latino-americani, i vescovi che si avventurano fuori casa sorridono ma è difficile strappare loro una dichiarazione o un commento.

Si preparano ad incontrare Francesco questo pomeriggio alle 16 per la seconda volta, poi nuovamente domani due volte, prevedibilmente mattina e pomeriggio. Ieri pomeriggio ha avuto luogo il primo incontro nell'auletta dell'Aula Paolo VI. Francesco, si è limitata ad informare la sala stampa vaticana, "il Papa ha consegnato ad ognuno dei vescovi un testo con alcuni temi su cui meditare; da questo momento e fino alla prossima riunione si apre un tempo dedicato esclusivamente alla meditazione e alla preghiera". L'incontro è durato solo mezz'ora. Non è una sorpresa per un Pontefice gesuita che anche alla Curia romana, in occasione degli auguri di Natale, ha più volte regalato libriccini di riflessione apparsi subito come un invito all'esame di coscienza.

Nella lettera che aveva scritto ai vescovi cileni lo scorso otto aprile, del resto, oltre a riconoscere "gravi errori di valutazione e percezione", a chiedere perdono alle vittime degli abusi e convocarli a Roma, Jorge Mario Bergoglio esprimeva ai vescovi l'auspicio "che ognuno di voi mi accompagni nell'itinerario interiore che sto percorrendo nelle ultime settimane, affinché sia lo Spirito a guidarci con il suo dono e non i nostri interessi o, peggio ancora, il nostro orgoglio ferito".