Vescovi Emilia Romagna: no offese e falsità in vista del voto -2-

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Roma, 13 gen. (askanews) - "Ogni forma di corporativismo, di esclusione sociale e dalla partecipazione attiva alla vita delle nostre città, ogni discriminazione di uomini e donne, italiani o immigrati, persone o famiglie, indebolisce il cammino e lo sviluppo regionale", scrive la conferenza episcopale dell'Emilia Romagna nella nota. "La preoccupazione principale, anche nelle politiche regionali, non può che essere per le situazioni di povertà, disagio ed emarginazione, segnatamente per quanto riguarda la mancanza e la precarietà del lavoro, continuando un impegno politico che in questi anni ha portato anche buoni frutti. Una particolare cura meritano i giovani, in un grave momento di disorientamento pure per le loro famiglie".

"Pensare di tutelare la Regione contro l'Europa è una tragica ingenuità e fonte di povertà", scrivono i vescovi guidati dall'arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi.

"Ogni forma di omologazione culturale che non risponde all'adeguatezza dei servizi e al rispetto delle realtà familiari e sociali rischia di essere una sovrastruttura che non serve al bene comune. A questo proposito la sinergia delle attività regionali con le istituzioni ecclesiali (oratori, scuole paritarie, attività estive, consultori, centri di ascolto...), la concreta e costante valorizzazione dei corpi intermedi potranno aiutare ad affrontare l'emergenza educativa".

Sono necessarie, per i vescovi, "una legislazione e una regolamentazione che non penalizzino alcune categorie di persone nell'accesso alla casa, alla scuola, al lavoro, alla salute. La tutela della vita dal suo concepimento alla morte naturale, nella salute e nella malattia, nella stanzialità e nella mobilità, non può che trovare le istituzioni regionali capaci di rinnovate scelte, non riconducibili alle sole esigenze/componenti economiche e storico-sociali".

Infine, "le conseguenze del terremoto del 2012 che ha segnato profondamente il patrimonio culturale e religioso di alcune Diocesi e Province, ma anche la ricchezza di oasi naturali e di colline, di fiumi e coste, esigono un'attenzione particolare ai beni culturali e ambientali, con una collaborazione stretta tra Stato e Regioni (art. 119 della Costituzione) senza la quale i tempi lunghi del restauro, gli abbandoni della terra, delle colline dell'Appennino e della biodiversità, la mancata cura dell'ambiente - di fronte al riscaldamento e all'innalzamento delle acque del nostro mar Adriatico - e l'inquinamento, possono segnare irrimediabilmente una delle ricchezze regionali più importanti"