Vescovo a Sinodo: Chiesa più snella o arrivano prima evangelicals

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Città del Vaticano, 10 ott. (askanews) - Bisogna "cambiare un po' la struttura della Chiesa affinché sia più snella", perché se è tutto "centralizzato nella figura del sacerdote" è anche più difficile annunciare il Vangelo a popolazioni dove, magari, arrivano altre confessioni cristiane. Così mons. Wilmar Santin, Vescovo Prelato di Itaituba in Brasile, nel corso del briefing quotidiano del Sinodo sull'Amazzonia.

"Da circa 5 anni - ha raccontato - qualche Chiesa pentecostale ha iniziato un po' di più a entrare nel mondo della popolazione Mundurucu e alcuni pastori hanno grande aggressività contro la cultura. Alcuni indios mi hanno riferito che vietavano loro addirittura di parlare la loro lingua perché, dicevano questi pastori, era la lingua dl diavolo. E lo stesso pastore battista nato nel villaggio ha detto che era molto preoccupato perché alcuni altri pastori stavano combattendo la cultura Mundurucu: queste persone non capiscono niente della cultura Mundurucu, ha detto, e ancora meno del vangelo. In alcuni villaggi si creano già due pastori, uno cattolico e uno evangelico, e la comunità, ad esempio, non si riunisce più, rimangono separati: invece che portare il vangelo questo fatto sta provocando divisione".

Mons. Medardo de Jesus Henao Del Río, da parte sua, vicario Apostolico di Mitú in Colombia ha raccontato di avere ordinato recentemente un diacono indigeno "nei due riti, romano e indigeno: e voi potete chiedere, ha ordinato uno stregone? No, se prendiamo la cosmogonia degli indigeni, la assumiamo, ma poi offriamo loro il Vangelo". E' "essenziale assimilare alcuni valori delle comunità di indigeni, che vanno di pari passo con i valori cristiani: non possiamo sacralizzare o stigmatizzare tutto, ma accettare in seno alla Chiesa. Bisogna tradurre le Sacre scritture nelle loro lingue. E il diaconato, che è servizio, è un ministero che ha molto a che fare con la tradizione indigena".