Vezzali: lo sport ambasciatore d’Italia nel mondo

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Image from askanews web site
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Roma, 28 giu. (askanews) - La Voce di New York ha intervistato Valentina Vezzali, sottosegretario allo sport nel governo Draghi, che in vista delle Olimpiadi spiega come lo sport possa essere un grande ambasciatore dell'Italia nel mondo

'Draghi è il nostro punto di riferimento, il nostro faro e ha il compito di utilizzare al meglio tutte le risorse che verranno dal PNRR per portare alla ripartenza il nostro Paese. Ha un'estrema competenza e credibilità a livello internazionale e questo non può che far gioco all'Italia, perché abbiamo bisogno di persone nelle quali i cittadini si possano identificare'. Valentina Vezzali siede alla sua scrivania con una certa disinvoltura. Dietro di lei la foto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il tricolore e la bandiera europea, sul tavolo i fogli con l'intestazione della Presidenza del Consiglio.

"Io credo che la politica italiana - dice la Vezzali - soprattutto gli ultimi 20 anni, abbia subito una profonda trasformazione e sia stata vista in maniera distaccata dalle persone, che non si identificano più in quei soggetti che hanno il compito di produrre le leggi. Ci troviamo in un contesto complesso, perché la gente che non crede più nella classe dirigente si ritrova nello stesso tempo ad aver bisogno di qualcuno che la indirizzi. Devo dire che, entrando nel mondo della politica, ho toccato con mano il funzionamento del sistema: purtroppo è vero, quando si parla di burocrazia, che questa rallenta i procedimenti, però l'impegno delle persone c'è e in politica ci sono professionisti onesti che lavorano per il sistema Paese. Ciò che, secondo me, dovrebbe fare la politica è tentare di avvicinarsi di più alle persone".

"In America lo sport è parte integrante della scuola e ha lo stesso valore delle altre materie. In Italia non è così, ed è evidente se pensiamo che nella scuola primaria non sia prevista la figura specialistica e che molto spesso le due ore destinate all'educazione fisica vengano usate per recuperare le ore di altre materie. Da noi l'adolescente si avvicina per la prima volta a una figura specialistica a partire dalle scuole secondarie di primo grado e da qui possiamo capire dove sia il gap con gli Stati Uniti. Se vogliamo radicare la cultura sportiva in Italia, dobbiamo immancabilmente passare per la scuola: sport e scuola devono andare a braccetto. In questo senso c'è una grandissima intesa con il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi, con il quale stiamo facendo un percorso che è iniziato con la firma di un protocollo nel quale sono previsti tanti progetti non più a macchia di leopardo, ma a livello strutturale su tutto il territorio. Poi, a differenza dell'America, in Italia lo sport è sostenuto dalle oltre 100.000 associazioni sportive che grazie al volontariato mandano avanti lo sport italiano, nonostante ci si alleni in palestre dove piove dentro e nonostante i collaboratori sportivi non abbiano un contratto di lavoro che preveda adeguate tutele. Nonostante queste mille difficoltà, quando andiamo a competere alle Olimpiadi, siamo il quinto paese al mondo e vinciamo, in rapporto a tante nazioni più strutturate, tante medaglie. Se vogliamo parlare di riforma del lavoro dobbiamo prevedere tutele per i collaboratori, ma anche la possibilità alle associazioni sportive di sostenere questi costi. Il sistema americano in Italia non è attuabile, perché abbiamo una mentalità completamente diversa e non funzionerebbe, quindi dobbiamo semplicemente italianizzare ciò che di buono ha il sistema statunitense, fino ad arrivare a toccare non solo la scuola primaria e secondaria, ma anche l'università. A proposito di Stati Uniti, ho incontrato poco tempo fa l'Onorevole Fucsia Nissoli, per parlare di una possibile collaborazione Usa-Italia in ambito sportivo. La Nissoli è molto appassionata di tematiche sportive e ci tiene tantissimo affinché i due Paesi possano trovare un punto di incontro".

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