Roberto Calderoli: "Vi prego, mettete la mascherina"

Federica Fantozzi
·Giornalista
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ANSA/ALESSANDRO DI MEO (Photo: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
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“Faccio un appello erga omnes, alla politica come alla gente comune: bisogna mettere le mascherine giuste e nel modo corretto. Ognuno faccia la propria parte, perché un secondo lockdown sarebbe il colpo finale”. Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, ex ministro delle Riforme, parlamentare alla settima legislatura sempre in quota Lega (per cui è l’uomo dei numeri e delle strategie d’aula), è bergamasco: “Il dramma del coronavirus l’ho vissuto in diretta. A marzo mettevo mascherina e occhiali come quando uso il decespugliatore. A causa del tumore faccio ancora immunoterapia e ho le difese più basse del normale, ma l’avrei fatto lo stesso. Ho fatto otto tamponi finora: non mi sono mai contagiato”. Spiega: “Ieri ero sul volo della Gelmini con 30 parlamentari. Sedevo a distanza di sicurezza, ma farò il nono tampone. Serve prudenza”. Il voto a distanza, però non è una soluzione: “Bisognerebbe cambiare i regolamenti e anche la Costituzione. Ci vorrebbero anni, mentre il nostro problema è adesso”.

Lei ha fatto un appello a mettersi la mascherina perché qui si rischia la vita. Un appello destinato alla gente comune o alle istituzioni?

Un appello erga omnes, destinato a tutti. Sono convinto che un nuovo lockdown sarebbe il colpo finale: o si muore di coronavirus oppure di fame. Occorre una strada parallela che possa garantire, nei limiti del destino di ognuno, di evitare entrambe queste prospettive.

Ognuno deve fare la sua parte?

Sì. Vanno utilizzati tutti gli strumenti a nostra disposizione, tra cui le mascherine, per evitare la diffusione del virus. Purtroppo, anche per esperienza diretta, prendo atto che nonostante l’ampia condivisione di questa consapevolezza nella popolazione, c’è ancora chi non lo capisce. Chi non usa proprio le mascherine: ancora ieri ne ho trovati e li prenderei a calci. Chi usa mascherine che sarebbero adatte per fare le pulizie, oppure le indossa per due mesi quando sono ormai un concentrato di sporcizia. Chi le tiene sotto il naso…

C’era una foto di Matteo Renzi sui giornali proprio con la mascherina abbassata sotto il naso…

Nel caso specifico non saprei, magari doveva soffiarsi il naso. Ma ho richiamato da poco i senatori: guardate che la mascherina non è un reggi-pappagorgia. La tenevano sotto il mento: invece, serve il dispositivo giusto indossato nel modo corretto. Quando vedo in giro tutte queste mascherine in tessuto colorato, e penso che magari non vengono lavate, mi cascano le braccia.

Matteo Salvini è stato piuttosto ondivago sul tema. Ma anche altri leader sono stati beccati a volto scoperto. La politica dovrebbe affrontare il tema con meno leggerezza?

Io sono di Bergamo, il dramma l’ho vissuto in maniera diretta. A marzo scorso mettevo la mascherina FFP2 e gli occhiali protettivi, come quando uso il decespugliatore in giardino. Mi prendevano tutti in giro.

Lei, in passato, ha visto la malattia da vicino. Si sente vulnerabile più degli altri?

Faccio ancora immunoterapia a causa del tumore e non ho le difese immunitarie di una persona normale, ma mi sarei comportato nello stesso modo. Finora dall’inizio del coronavirus ho fatto 8 tamponi: uno per un ricovero ospedaliero, gli altri per contatti – anche stretti – con ammalati. E non l’ho preso. Certo, conta il “fattore C”, ovvero la fortuna, ma il distanziamento e le altre regole sono cruciali. Se continua così rimetterò anche gli occhiali: basta uno starnuto e il virus passa attraverso le congiuntive.

Lei è laureato in medicina, chirurgo maxillo-facciale ospedaliero di professione. Sono categorie più esposte al rischio. Come vivono questo momento?

Medici di base e specialisti, operatori sanitari, chiunque è in trincea corre più rischi. Si auspica che rispetto alla prima ondata tutti abbiano a disposizione i “dip”, dispositivi di protezione. C’è chi sia alza la mattina e va a lavorare nei reparti Covid. Ci sono cose che fanno la differenza in termini di sicurezza e di serenità.

Come valuta le misure del governo contro la seconda ondata di pandemia?

Non vorrei fare un discorso politico. Ho però condiviso poco di come è stata gestita l’emergenza. Mi sembra demenziale fare adesso un concorso per insegnanti. Mi sembra incredibile che con un’estate di mezza tranquillità non si sia pensato al trasporto pubblico locale. A primavera avevo stabilito i contatti con le associazioni che noleggiano pullman turistici, che stavano fallendo, per relazionarli all’esigenza di rafforzare i trasporti locali. Adesso sento che si sta pensando proprio a questo… Ma abbiamo perso tempo prezioso.

La scuola va tenuta aperta, finché si può in presenza, o è un focolaio del virus?

Aperta. Non è solo istruzione. Non mi ricordo le versioni di greco, ma gli amici. E’ un modo di crescere e di stare in comunità. Però, oltre a mettere i ragazzi in sicurezza, bisogna sensibilizzarli. Ne vedo troppo, all’ingresso o all’uscita degli istituti, ammassati con le mascherine sul gomito.

La notizia di oggi è che tre capigruppo parlamentari – Maria Stella Gelmini, Davide Crippa, Francesco Lollobrigida – sono risultati positivi. Introdurre il voto a distanza gioverebbe?

Io sono assolutamente contrario perché la Costituzione e i regolamenti prevedono la presenza nell’aula. Io stesso ho ideato il sistema di allargamento degli spazi dell’aula di Palazzo Madama per poter consentire da un lato i distanziamenti previsti e dall’altro lato garantire a tutti i senatori di esserci.

Non è il caso, vista la situazione, di cambiare i regolamenti?

Intanto servirebbe la maggioranza assoluta. E poi bisognerebbe cambiare la Costituzione. Occorrerebbero anni: il nostro problema è adesso. I rischi però si corrono dappertutto. Se li corre un operaio o un infermiere non può correrli un parlamentare? Mi sembrerebbe pazzesco. Guardi, io ieri ero in aereo con la Gelmini. Nessuno mi ha avvisato della sua positività. Io ero molte file più indietro, a distanza di sicurezza, ma martedì farò comunque il nono tampone. Su quel volo Roma-Milano c’erano trenta parlamentari. Mi chiedo se invece dei city-liner dove si sta strettissimi le compagnie aeree non potrebbero usare i tanti Airbus parcheggiati a terra, anche se costano di più in carburante. Ed è inutile imbarcare in modo scaglionato se poi si sta schiacciati come sardine nel pullman. Bisogna fare attenzione alla regole o non se ne uscirà.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.