"Vi racconto come lo Stato può disintegrarti la vita"

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Michael Giffoni (Photo: hp)
Michael Giffoni (Photo: hp)

Non c’è bisogno di tirare in ballo romanzi celebri come “Il processo” di Kafka o “L’uomo di Kiev” di Malamud, storie grottesche di grande ingiustizia. Michael Giffoni, collezionista di più di 10mila libri, le conosce bene ma mai avrebbe creduto di diventarne protagonista. Ambasciatore dal grande curriculum - capo della task-force per i Balcani dell’Alto rappresentante per la Politica estera Ue Javier Solana, direttore per il Nord Africa alla Farnesina e dal 2008 al 2013 primo ambasciatore d’Italia in Kosovo -, nel 2014 la sua esistenza prende una piega del tutto imprevista. La mattina del 7 febbraio Giffoni rientra a Roma per riferire al suo capo politico gli esiti di una missione in Libia ma viene convocato dal capo del personale che gli comunica la sua sospensione dal servizio. Infatti il Ministero è venuto a conoscenza di una inchiesta della Procura di Roma che lo riguarda: l’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina da Pristina verso l’area Schengen. Poi si aggiungerà quella di associazione a delinquere. Giffoni viene quindi sospeso per sei mesi poi sottoposto a procedimento disciplinare e infine destituito dall’incarico. Nulla servono due sentenze del Tar che ordinano il suo reintegro. L’epilogo, dopo sette anni, con la sentenza del tribunale di Roma che lo ha assolto perché il fatto non costituisce reato. Ma intanto la sua vita è rovinata.

Ambasciatore, in molti direbbero che la giustizia ha fatto il suo corso.

Eh, quelle poche persone che mi sono rimaste vicine durante questa sofferenza indescrivibile mi hanno sempre dato questo consiglio: “Quando devi fare una dichiarazione mi raccomando ripeti sempre: ‘Io sono sereno, la giustizia deve fare il suo corso”’. Forse la giustizia ha fatto il suo corso perché sono stato assolto, ma ci sono voluti sette anni e soprattutto io non sono stato mai sereno. Se avessi detto che ero sereno avrei mentito. Io stavo male, altro che sereno. Io ero innocente e mi hanno rovinato la vita.

Il Ministero non ha avuto dubbi: il fatto che lei fosse indagato bastava per essere sospeso e poi destituito.

Un’assurdità. Io sono stato rinviato a giudizio nel 2016 e assolto ieri, ma per i miei superiori ero fuori da subito. Nemmeno due sentenze del Tar sono servite per far cambiare loro idea. Guardi, nei miei confronti c’è stata una vera e propria fucilazione che era la pena prevista per gli altri funzionari come me in tempi di guerra. La fucilazione alle spalle. Per fortuna eravamo in tempi di pace.

Il giurista Carnelutti diceva che se il processo penale è di per sé una pena, bisogna evitare almeno che abbia una durata irragionevole.

Tante volte mi sono ripetuto questa frase. Non è possibile chiamare giustizia un’attesa di sette anni per vedersi riconoscere la propria innocenza. Ho provato sulla mia pelle che i tempi della giustizia generano prima frustrazione poi enorme sofferenza. Ho firmato tutte le petizioni possibili per riformare il sistema giudiziario. Non so se servirà. Ma mi ha ferito tanto anche un altro elemento.

Ovvero?

Il labirinto dei procedimenti disciplinari e amministrativi in cui mi sono trovato incagliato che, nonostante mi dessero ragione, non hanno portato a niente perché nessuno ha voluto il mio reintegro. A un certo momento nessuno mi ha più cercato. Intorno a me il vuoto.

Lei nel frattempo ha avuto due infarti, un ictus, un tumore, il suo matrimonio è finito e si è ritrovato ad abitare in casa con sua madre.

Di sicuro c’è stato un forte disagio psicologico che poi è sfociato in tante sofferenze. Guardi che è stato un vero massacro.

Cosa l’ha aiutata in tutti questi anni a non perdere la speranza e a tirare avanti?

Mio figlio e mia madre innanzitutto. E poi la letteratura, in particolare Dostoevskij di cui ho riletto l’intera opera. Pensi che ho avuto il tempo di fare l’inventario di tutti i miei libri e sono ormai più di 10.500. Sono un grande collezionista. Anche la musica mi ha sostenuto molto. Non c’è stata notte che non mi sia addormentato con The Great Gig in the Sky dei Pink Floyd. Una canzone meravigliosa.

Ora qual è il suo più grande desiderio?

Molto semplice: voglio essere riabilitato e riavere il mio lavoro. Ma soprattutto voglio riprendermi l’anima che mi hanno tolto nel febbraio del 2014.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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