"Vi racconto una favola". Ludovica Francesconi e i suoi consigli per chi vive forme di bullismo

Di Piera Detassis
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Photo credit: Federico Caraffa
Photo credit: Federico Caraffa

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Ludovica Francesconi, assai timida per sua stessa ammissione, è emozionata come lo può essere una ragazza di 21 anni che, da quando ne ha 15, va regolarmente a Roma dalla natia Sora, vicino Frosinone, per corsi di recitazione e provini, amorosamente accompagnata da mamma e papà, e che oggi si ritrova protagonista del film dal titolo significativo Sul più bello. «Eh già, proprio sul più bello quando avevo deciso di smettere, ero sempre call back, risultavo sempre la seconda e mi sentivo inadeguata, be’, all’ultimo provino sono stata scelta per il ruolo di Marta, protagonista!».

Il film diretto con mano fiabesca eppur realista da Alice Filippi è la storia d’una ragazza malata di mucoviscidosi, che però non lo dice, sfrutta il tempo che resta, condivide la casa con due amici tanto affettuosi quanto fluidi, si veste alla Amélie, e si intigna, lei bassina e gracile, a conquistare il più bello di tutti. Ce la farà, solo per scoprire che il più infelice è lui che avrebbe tutto. Si piange un po’, ma soprattutto si sorride con Marta, il suo vivace caschetto castano, e il lavoro strambo che fa, leggere gli annunci in un supermarket per via della voce sexy, che incanta i clienti. Non posso non chiederglielo: «Cosa prova una ragazza che alla terza riga del copione si vede definita bruttina, anche se così non è? Hai avuti dubbi ad accettare il ruolo?».

«La società ti chiede di essere perfetta, io son sempre stata bassina, fuori norma, anche al liceo erano tanti i commenti cattivi. Marta mi ha aiutato a capire, ho vissuto la sua grinta e mi son detta da sola think positive, il giudizio degli altri non conta. È un personaggio così forte, forse non è la bella canonica, ma è buffa e determinata».

Hai sofferto per il bullismo a scuola o eri già sicura di te?

No, ci sono stati periodi pesanti, mi sforzavo di risultare il più perfetta possibile per avere l’approvazione altrui. Poi quando, tre anni fa, mi sono trasferita a Roma ho visto che esistono tante diversità, etnie, culture. Mi ha aiutato ad accettarmi, a capire che anch’io vado bene. Certo sui social i primi due commenti negativi sono stati duri da elaborare, anche perché rimangono. Tuttavia, mi sono meravigliata di avergli dato più peso rispetto ai tanti positivi. Quindi, basta, non li leggo più.

La tua famiglia nel film è stravagante.

Ma c’è davvero, anche se non tradizionale: sono amici che amano Marta e la criticano. Una famiglia è semplicemente quel posto dove ti senti a tuo agio.

Hai un consiglio per chi vive forme di bullismo, anche se in apparenza leggere?

Guardarsi intorno curiosi, conoscere il mondo. Mi ha aiutato molto un libro, Mille splendidi soli di Khaled Hosseini. Ho capito che la debole non ero io, ma quelli che al liceo mi han fatto del male: io a loro sono sopravvissuta. Il mio consiglio, però, è non tacere come ho fatto io, mi sono tenuta tutto dentro e ne sono uscita distrutta. Non si devono combattere da sole battaglie troppo grandi, bisogna avere la forza di chiedere aiuto, c’è sempre qualcuno disposto a dartelo.

La recitazione è stata importante?

Mi ha aiutata a buttar fuori tutte le emozioni compresse. Ho scelto di fare l’attrice per quello che il cinema ha trasmesso a me da bimba. Ero su quella poltrona rossa, piena di adrenalina, nell’odore dei popcorn e guardavo lo schermo assolutamente innamorata. Pensavo: “Ecco, da grande voglio che ci sia un’altra bimba seduta che possa provare la mia stessa emozione”. Per questo il mio film di riferimento è Nuovo Cinema Paradiso».

Come Marta, tu avresti osato al liceo l’aggancio spericolato del più bello e più ricco?

Certo, con le amiche puntavamo al più figo. Era una bravata, una reazione ai commenti negativi.

Marta veste deliziosamente all’antica e il suo look è straordinariamente fashion.

Sono un po’ così anche nella vita, ho modelli fuori moda.

Un esempio?

(Serissima). La mia attrice di riferimento è Eleonora Duse.