"Vi spiego perché la Lega ha aperto la crisi d'agosto". Parla Giorgetti

“Facciamo l'opposizione. Poi se lei va in giro nei bar, nei luoghi pubblici, sui mezzi di trasporto, e sente cosa pensa la gente di questa cosa qua… Io penso che la politica sia andare in giro a testa alta. E se fossi stato un ministro oggi avrei avuto vergogna”.

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È risoluto e non pentito delle scelte del suo leader Giancarlo Giorgetti, ex potente sottosegretario leghista a Palazzo Chigi, che in un'intervista a La Stampa a proposito del discorso del premier ieri alla Camera osserva: “Conte ha cambiato pelle dopo le elezioni europee, se ne sono accorti tutti. Ha maturato la consapevolezza che o prendeva in mano lui la situazione o finiva male. E ha preso in mano lui la situazione, ha iniziato a fare il leader”.

Ma per Giorgetti questo governo non nasce da un afflato, da quella scintilla tipica di una “relazione amorosa”. Basterebbe solo guardare in faccia i tanti esponenti dei due schieramenti, a partire da quella del leader pentastellato, Luigi Di Maio, sempre tirato e scuro in volto: “Pensi a una relazione amorosa e veda che conclusione ne trae” dice l'ex sottosegretario rivolto alla giornalista che lo intervista. Però “una roba così”, riferito al governo, “può anche durare” aggiunge poi, perché è un governo “che nasce per durare, non per fare questo o quello”.

A La Stampa che obietta che aprire la crisi l'8 di agosto è stato un autogol, l'esponente leghista obietta che i giornali continuano “a ragionare con la logica de Palazzo” mentre la Lega è fatta “come gli altri”. Per esempio, continua, “io avrei potuto dire ‘faccio il commissario europeo', come mi dicevano tutti, 'vai, guadagni un sacco di soldi'. No, io non potevo stare lì facendo finta di niente. No. Noi che ragioniamo in maniera semplice, magari ingenua, abbiamo detto ‘se una cosa non può andare avanti, non va avanti'. E dopo tu sei fesso perché fai così?”

Poi Giorgetti annota: “Sono 23 anni che sono qui dentro, ne ho viste di tutti i colori… Mi sembra tutto surreale: quelli che si mandavano affa..., ora si applaudono, e quelli che prima si applaudivano, adesso si mandano a quel paese...”.