Via da Parigi: la metà dei dirigenti punta allo smartworking in posti più tranquilli

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Le città status-symbol si svuotano e una platea di lavoratori sfrutta le possibilità dello smartworking per tornare a vivere in spazi più a misura d’uomo. Sta succedendo in tutti i Paesi occidentali, dove i cambiamenti introdotti per fronteggiare pandemia e lockdown hanno aperto la strada a nuove formule lavorative. Secondo l’ultimo studio Cadremploi, sito di reclutamento rivolto ai dirigenti, che ha sondato le aspettative dei manager francesi sul lavoro post pandemico il 77% è soddisfatto di come l’emergenza sanitaria è stata gestita dalla propria azienda, ma questo non impedisce alla metà di loro di desiderare un cambiamento, intravisto anche grazie alle nuove modalità lavorative. Quasi la metà sta meditando un cambiamento drastico, che può contemplare sia un diverso impiego sia, più semplicemente, lasciare le grandi città per continuare a lavorare, magari da remoto, da luoghi in cui il costo e la qualità della vita sono più a misura d’uomo. La meno amata è proprio Parigi, sogno dei turisti ma incubo dei cittadini. Costi della vita altissimi, ritmi stressanti, ore sui mezzi pubblici, rumore e inquinamento: in tanti guardano a città tradizionalmente considerate minori come Bordeaux, Nantes e Lione. E molti sono disposti anche a vedersi abbassare lo stipendio o accettare mansioni diverse per poter lasciare la capitale.

Non è diversa la situazione negli Stati Uniti. I dati di una ricerca del Becker Friedman Institute of Economics di Chicago mostrano come almeno un lavoratore su quattro pur di continuare a lavorare da casa - senza obbligo di presenza in ufficio e nemmeno nella stessa città della sede di lavoro - sarebbe disposto a percepire uno stipendio inferiore. E il 36% cercherebbe un cambio di impiego se costretta a tornare in ufficio a tempo pieno, guardano alle piccole e flessibili startup piuttosto che alle grandi aziende, specialmente nel settore tech. Potrebbe nascondersi dietro a questi numeri, più che alle precauzioni per una recrudescenza del covid, la decisione di Apple di rimandare la fine dello smartworking per i suoi dipendenti, che era prevista per settembre.

Anche in Italia lo smartworking sta rimodellando la geografia del lavoro. Secondo le ultime indagini mUP Researche Norstat, sei lavoratori su dieci, tornati a casa al Sud durante il lockdown, hanno dichiarato di voler continuare a lavorare da remoto. Con uno stipendio mensile che per uno su tre è inferiore ai 1500 euro, trasferirsi dalle regioni del nord, più care, a Sicilia, Sardegna o Calabria vuol dire un significativo miglioramento della qualità della vita. Le regioni più abbandonate, invece, sono state Lombardia, Piemonte e Lazio. Uno dei primi indicatori del rientro di oltre 30 mila siciliani è stata la richiesta di linee Adsl e connessioni ad alta velocità (+11% a Palermo, +10% a Messina, +8% a Ragusa), indispensabili per lavorare da remoto. Un trend che l’Associazione Nazionale Comuni d’Italia ha intenzione di sfruttare con una proposta di legge che mira a ripopolare borghi bellissimi ma ormai spopolati offendo incentivi e fibra ad alta velocità per chiunque scelga di trasferirsi a lavorare da remoto. Non sarà possibile però per i dipendenti della pubblica amministrazione: per fine settembre è previsto il rientro in presenza per tutti, secondo quanto dichiarato dal ministro Brunetta.

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