Viaggiare in treno è sicuro? Una ricerca svela la velocità di trasmissione del virus in una carrozza affollata

Ilaria Betti
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(Photo: Christoph Hetzmannseder via Getty Images)
(Photo: Christoph Hetzmannseder via Getty Images)

Quali rischi corre di contrarre il Covid-19 chi prende un treno? Quali sono i posti a sedere più sicuri? Una ricerca, pubblicata sulla rivista Clinical Infectious Diseases, cerca per la prima volta di far luce su questo argomento. I ricercatori della University of Southampton in Gran Bretagna, in collaborazione con scienziati cinesi, hanno esaminato un caso chiave: quello di una carrozza ferroviaria in Cina con a bordo una persona infetta. Dall’analisi dei dati è emerso che nel caso dei passeggeri dei treni seduti entro tre file (in larghezza) e cinque colonne (in lunghezza) da una persona infetta, tra lo zero e il 10% (10,3) ha contratto la malattia. Il tasso medio di trasmissione per questi viaggiatori “a stretto contatto” era dello 0,32%.

Hanno concluso, dunque, che sui treni esiste un “alto rischio di trasmissione”, che è maggiore per chi è seduto accanto ad un positivo e per chi viaggia sulla stessa fila e che è necessaria una distanza sociale sicura di oltre un metro per un’ora di viaggio insieme. Dopo due ore di contatto, un distanziamento inferiore a 2,5 metri potrebbe essere insufficiente per impedire la trasmissione.

Gli scienziati sono riusciti ad identificare 2,334 “pazienti di riferimento”, ovvero passeggeri che hanno iniziato ad avere sintomi di Covid-19 circa 14 giorni dopo il viaggio in treno e ai quali è stato poi diagnosticato il coronavirus. Hanno poi individuato altri 72,093 passeggeri che erano a distanze diverse dagli infetti. Stando a quanto osservato, 234 persone sedute accanto ad un paziente infetto sono risultate positive. I passeggeri che viaggiano in posti direttamente adiacenti a un paziente infetto hanno, dunque, il più alto livello di trasmissione, con una media del 3,5% di contrarre la malattia. Per quelli seduti sulla stessa fila, il dato è dell′1,5%. Non essendoci barriere adatte a contenerlo, è facile, secondo i ricercatori, per il virus muoversi. Inoltre i passeggeri nella stessa fila vengono spesso a contatto l’uno con l’altro, tendono ad alzarsi, ad andare in bagno o a fare una piccola pausa. Famiglie e gruppi di amici viaggiano generalmente insieme: parlando e toccandosi, facilitano la trasmissione del virus.

Stando a quanto osservato dagli studiosi, il posto prescelto fa poca differenza: non importa, dunque, se il passeggero infetto sia seduto in mezzo, vicino al finestrino o al corridoio. Il fattore che fa la differenza sembra essere la durata del viaggio. Il rischio aumenta per ogni ora di permanenza.

E cosa accade nel caso in cui ci si sieda proprio nel posto prima occupato da un infetto? È interessante notare che gli studiosi hanno scoperto che solo lo 0,075% delle persone che utilizzavano un posto precedentemente occupato da un paziente indice ha contratto la malattia.

Sebbene sia la prima a tentare di far luce sui rischi rappresentati dal viaggiare su treni affollati, la ricerca ha dei limiti: non prova che quei 234 passeggeri seduti accanto ad un positivo abbiano contratto il virus necessariamente sul treno, nonostante sia molto probabile. Potrebbero essere stati contagiati anche dal personale del treno, ad esempio. Malgrado i limiti, gli studiosi sono convinti che il loro lavoro dimostri quanto sia ancora necessario il distanziamento sociale. “Quando si tratta di viaggiare su trasporti pubblici e in spazi contenuti come quelli dei treni, è necessario prendere delle misure per ridurre il rischio di trasmissione, come aumentare la distanza tra le sedute, ridurre la densità dei passeggeri e usare prodotti per igienizzarsi le mani - scrivono -. La distanza raccomandata tra i passeggeri della stessa fila è di almeno due sedute e il tempo di viaggio deve essere limitato a tre ore”.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.