Viaggio alla ricerca delle panchine giganti: per godersi paesaggi mozzafiato (con un occhio ai like di Instagram)

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The big bench community project (Photo: Stefano Cencio)
The big bench community project (Photo: Stefano Cencio)

Sorridi: questa è una panchina gigante. Da qui puoi ammirare non una, ma ben 166 vedute privilegiate. Andare a cercarle fa parte dell’avventura: una passeggiata o un breve tratto di trekking è quello che si fa per raggiungere una delle coloratissime panchine dalle dimensioni sovraumane che si affacciano su panorami inediti, in punti spesso sconosciuti. La formula è vincente (oltre che saggia, considerando la pandemia). L’obiettivo che accomuna tutti i percorsi è scoprire il territorio fino in fondo, spingendosi fin dove esiste uno spettacolo da contemplare e che nessuno conosce, se non la gente che lo abita. Arrivati a destinazione è amore a prima vista. Non si può resistere alla tentazione di uno scatto, forse anche più di uno: in piedi, seduti, sdraiati, di spalle. Semplice, entusiasmante e senza ombra di dubbio: social.

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Nel corso degli ultimi mesi sulle varie bacheche Instagram e Facebook sbucano sempre più spesso foto di persone che sorridono a trentadue denti seduti su una di queste enormi panchine, ciclisti e amanti della bicicletta fieri di poter documentare l’impresa e genitori che con i loro bambini trovano un modo tutto originale di passare il tempo libero, anche per una vacanza a portata di mano. In ogni caso, sedersi su una delle 166 panchine giganti è per tutti uno scatto da immortalare perché al di là dell’elemento creativo c’è l’orizzonte, di quelli che tolgono il fiato. Un momento fortunato in un luogo che concede una sosta in compagnia della bellezza. Evento molto più frequente in Piemonte, dove esistono la maggior parte delle panche, ma diverse si trovano anche in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Liguria, Trentino, Toscana, Lazio. Ancora troppo poche quelle al Sud: ce n’è una anche in Puglia e una in Campania. Il gruppo Facebook “panchinisti italiani” è uno spazio ideale da frequentare se si vogliono suggerimenti e informazioni utili.

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Le panchine giganti rappresentano anche un segno di civiltà, di tutti e per tutti. Si tratta infatti di un progetto non profit gestito dalla associazione “The big bench community project” e messo in piedi dal designer statunitense Chris Bangle il quale per primo, nel 2009 nell’Alta Langa piemontese, ne ha costruita una. Sul sito dell’associazione, dove si può consultare la lista delle panchine costruite in giro per l’Italia, si legge che la sfida con cui il progetto nasce è di sostenere le comunità locali, gli artigiani e il turismo di qualità.

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“Nessuna panchina gode di un finanziamento pubblico - spiega ad HuffPost Chris Bangle – Possono essere realizzate con donazioni private e la costruzione deve essere della gente e per la gente. Per questo abbiamo deciso di diffondere il progetto architettonico in maniera assolutamente gratuita. Per costruirla non chiediamo nulla in cambio, anche se chi decide di far parte del progetto deve essere consapevole che ci sono delle spese da sostenere come l’acquisto di materiali con un costo medio che può oscillare dai 3 e ai 6mila euro. Il terreno può essere pubblico, in concessione del comune per esempio, o privato, ma è fondamentale che possa sempre essere aperto a tutti”.

La panchina può essere costruita anche in due persone, così come ha fatto lo stesso designer quando ha realizzato la prima delle big bench con l’aiuto del suo vicino di casa. Da lì in avanti il numero delle panchine è cresciuto raggiungendo nel 2020 l’apice del successo: “Ad oggi le panchine giganti sparse in tutta Italia sono 166, ma la cosa interessante è che solo un anno fa, nell’estate del 2020, si è celebrata la panchina numero 100 – dice Bangle - “con questo mi sento di dire che probabilmente entro al fine dell’anno potremmo raggiungere le 200 panchine”.

Sorride mentre lo racconta. È entusiasta Bangle, fondatore del progetto. Per lui il vero grande risultato è racchiuso dentro due momenti: il primo, quando arriva la richiesta da parte di chi decide di costruirne una; il secondo, più importante, quando le stesse persone la realizzano. Per lui, anche questa è l’espressione di sentirsi cittadini attivi.

Ma esistono dei parametri?

“Prima di tutto i dati tecnici: l’altezza massima è di 2,20 metri per una lunghezza di 3 metri. Tutti possono decidere di costruirne una – spiega Bangle - fermo restando che esistono delle linee guida molto importanti da rispettare e senza le quali il progetto rischia di non essere approvato. Come per esempio poter garantire una vista originale e la sicurezza del luogo, anche lungo il tratto per raggiungerlo. La big bench non può essere costruita vicino ai giochi per i bambini e non deve invadere la privacy altrui. Per questo chiediamo un rilievo a 360 gradi. Il senso deve sempre essere quello di farti arrivare in una zona dove altrimenti non andresti. Un posto d’ispirazione”.

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Di tanto in tanto sbucano sulle nostre bacheche social

Ognuno può decidere il proprio itinerario. Le destinazioni si possono stabilire di volta in volta. Così tra una panchina e l’altra, si possono aggiungere sulla mappa diverse tappe: un ristorante o un agriturismo per gustare qualcosa di buono, una città d’arte o un piccolo borgo da visitare. Ovunque si scelga di andare a sedersi la parola d’ordine è sempre la stessa: scoprire. E quando si raggiunge la propria panchina, arriva il momento di godersi il paesaggio. Soprattutto se si ha la fortuna di essere da soli. Da oggetto d’arredo urbano, la panchina diventa sempre di più il simbolo della ricerca: di sé, del divertimento, di un contatto con la natura e non solo.


“Nel nord dell’Italia – racconta il designer – molte panchine si affacciano su paesaggi montani o su distese di vigneti. Ma vogliamo sperimentare nuovi scenari e capire cosa ci possono raccontare esperienze diverse, come la pianura per esempio, o i sentieri di biciclette che danno al panorama un altro senso e prospettiva”. alternativo che ha come destinazione luoghi insoliti. ungo l’itinerario, da una panchina all’altra, può Alle città d’arte, al mare, alla montagna, al buon ciboDi tanto in tanto sbucano sulle nostre bacheche social. E per i più la reazione è sempre la stessa: wow!

Secondo lei, perché le big bench piacciono alla gente?
“I motivi sono tanti. Innanzitutto è gratis, non c’è nessun biglietto. Se tracci un tuo itinerario alla scoperta di più destinazioni, questo ti porta a vedere una serie di panchine ma anche tutta la zona che hai scelto di visitare. C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire e, se vuoi, non sei mai troppo lontano da casa. Per trovarla, a me piace chiedere indicazioni alle persone del posto. Diventa una caccia al tesoro. E poi ci sono i passaporti: un modo divertente per collezionare i tuoi timbri nei diversi luoghi dove si è fatto visita”.

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Cosa mette in comune le 166 panchine?
“L’esperienza, anche in posti che non si affacciano per forza sulla città vecchia, su un lago o su una montagna. Spesso è una somma di queste cose. Io, per esempio, consiglio di andare a cercare la panchina più lontana e di fare un giro circolare che poi ti riporta a casa, cercando lungo la strada un castello, un ristorante, una piazza”.

Quella che invece vale assolutamente la pena di vedere?
“Forse quella di Paroldo, in provincia di Cuneo. È l’unica fatta con una rampa di accesso per chi ha difficoltà. Ha le Alpi marittime come vista, ma al di là di questo è fantastica l’idea che la panchina gigante può essere davvero di tutti. Questo è sicuramente un passo in più da fare per noi, perché costruire l’ingranaggio che ti porta su è abbastanza complicato”.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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