Viaggio a Rovaniemi, il paese di Babbo Natale

Marco Marangoni

Rovaniemi, quel luogo magico dove la favola di Babbo Natale si trasforma in realtà. Tra le distese incontaminate della Lapponia finlandese dove l'aurora boreale rende tutto ovattato e incantato, dove neve e gelo fanno da contorno a paesaggi meravigliosi, dove in pieno inverno c'è più buio che luce, si trova un luogo eccezionale dove tutti i giorni dell'anno è Natale. È il villaggio dove vive quel signore con la barba bianca tutto vestito di rosso che chiamiamo 'Babbo Natale', 'Joulupukki' nel nome originale, 'Santa Claus' nella versione più comune. Il villaggio di Babbo Natale, che giace sulla linea immaginaria del Circolo Polare Artico, è ormai diventato un'attrazione per grandi e soprattutto piccini provenienti da ogni angolo del mondo.

Una visita a Babbo Natale è semplicemente immergersi perennemente nell'atmosfera natalizia. In quel lembo nel nord Europa, indipendente dalla Russia da 100 anni a seguito della rivoluzione d'ottobre, sono gli immensi spazi che rendono la natura immutata. Betulle, pini ed abeti carichi di neve rendono il paesaggio mozzafiato e romantico. È notte fonda quando si viene accolti dalla tormenta di neve all'aeroporto di Ivalo, nell'estremo nord della Finlandia, nella terra dei sami, accogliente popolazione indigena che ha il suo Parlamento nella gelida Karasjok in Norvegia.

Il viaggio verso Rovaniemi necessita una importante e significativa deviazione, quella alla scoperta del vero "mistero" di Babbo Natale. La casa-laboratorio dell'omone grande e grosso che la magica notte di Natale vola nel cielo sulla slitta trainata dalle renne, secondo la leggenda è collocata all'interno della segreta ed inaccessibile "montagna a forma di orecchio di lepre". È Korvatunturi, collina sul confine russo-finlandese, e per raggiungerla serve una lunga ed ardua marcia nella neve fresca, tra pascoli di renne allo stato brado e torrette di guardia, quasi a significare che la Cortina di ferro esiste ancora anche se in realtà appartiene alla storia.

Nascita di una leggenda

Le saghe narrano che per mezzo degli enormi padiglioni auricolari, Babbo Natale riesca a sentire le voci dei bambini dell'intero pianeta e percepisca i loro desideri. La favola del villaggio di Babbo Natale nacque in una data certa, il 23 dicembre del 1823. Merito dello scrittore statunitense Clement Clark Moore quando scisse San Nicola e Babbo Natale. Di 90 anni fa è, invece, la notizia dell'esistenza di Korvatunturi. A svelarla fu Markus Rautio, celebre presentatore del programma radiofonico finlandese per bambini "Time of children with Uncle Markus".

Il mito del Babbo Natale a Rovaniemi lo si deve anche ad Eleanor Roosevelt. L'ex first lady statunitense nel 1950 assistette al processo di ricostruzione di Rovaniemi che durante la guerra di Lapponia (1944-1945) venne rasa al suolo per il 90 per cento dalle truppe naziste, successivamente sconfitte dai finnici.

Solo nel 1981 la collina magica venne resa pubblica nel libro "Joulupukki" del fumettista finnico Mauri Kunnas. Lasciato il "tunturi misterioso" tra strade innevate, infinite distese di boschi con gli alberi che sembrano avvolti dallo zucchero filato e le tipiche cassette rosse, la meta è sempre piu' vicina. Se Korvatunturi viene considerata la casa-storica, Rovaniemi è la sede operativa. Il Santa Claus Village è il luogo dove Babbo Natale nel 1985 ha spostato il suo ufficio, il sito che dal 2010 è diventato la sua residenza ufficiale dove riceve milioni di letterine (l'indirizzo è: Babbo Natale, Ufficio postale di Babbo Natale, 96930 Circolo Polare Artico, Finlandia) e dove tutti i giorni dell'anno accoglie bambini e famiglie.


Il quartier generale di Santa

L'ufficio postale è una delle casette più visitate del villaggio. Sedersi accanto a uno dei tanti allegri e loquaci elfi per scrivere una cartolina è un' esperienza romantica. Gli elfi sono gli instancabili collaboratori di Babbo Natale tutti impegnati ad impostare, timbrare, spedire e archiviare la corrispondenza. Su ogni lettera che viene spedita è marchiato l'annullo postale speciale del Circolo Polare Artico. Manca, però, ancora lui, l'omone che in tutte le culture è conosciuto come colui che porta i doni ai bambini. Camminando sulla neve sotto grandi lanterne che segnano la linea del parallelo posto a 66 33'39" di latitudine nord, accompagnati dalle note di "Jingle Bells", si arriva allo studio.

L'incontro con quel personaggio dal faccione pacioso e allegro, con gli occhialini appoggiati sul suo naso rubicondo, e con la barba bianca che sfiora la cintola, è ormai prossimo. Negli anni la logistica dell'ufficio di Babbo Natale è cambiata. Motivo? Adeguarsi al crescente numero di turisti, asiatici in testa. Dal piccolo studiolo al piano terra rimasto operativo fino alla fine degli anni '90, si è passati ad uno studio molto più grande.

La porta dello studio è chiusa, l'adrenalina è ormai alle stelle. Un elfo chiede la provenienza, dato che serve ad aggiornare le statistiche. La porta si apre, lo sguardo è attento. La stanza è grande, i mobili sono colorati, c'è un antico planisfero, i doni sono già pronti, le letterine tutte ben ordinate. Babbo Natale è ì', seduto su una sedia a dondolo. Ci s'avvicina lentamente, un po' per non disturbarlo, un po' per suggestione. È lui a porgere la mano, a salutare, a far accomodare gli ospiti vicino a lui. Ai bambini chiede quale regalo vorrebbero per Natale. Infine, arriva l'elfo-fotografo per immortalare quello che resterà uno scatto indimenticabile, fantastico da portare sempre nel cuore.