Vice ministro Esteri kazako: "Non vediamo l'ora di accogliere il Papa"

(Adnkronos) - La comunità cattolica kazaka "non vede l'ora di accogliere Papa Francesco" ed in un momento in cui "il mondo sta affrontando molte incertezze e sfide" la sua visita "solleva lo spirito della nostra Nazione". E' quanto afferma in un'intervista all'Adnkronos il vice ministro degli Esteri kazako, Roman Vassilenko, in vista dell'arrivo in Kazakistan del pontefice per il Congresso dei leader religioni mondiali e tradizionali, in programma i prossimi 14 e 15 settembre a Nur-Sultan.

"Ovviamente non vediamo l'ora di accogliere papa Francesco in Kazakistan", premette Vassilenko, sottolineando che quella del pontefice sarà la prima visita del capo della Chiesa cattolica nel Paese dopo quella di Giovanni Paolo II nel settembre 2001.

"Devo aggiungere che purtroppo Papa Francesco si recherà in visita in Kazakistan in un momento di relazioni geopolitiche tese a causa del conflitto in Ucraina", che è "fonte di notevole preoccupazione in tutto il mondo, anche in Kazakistan", prosegue il vice ministro degli Esteri, evidenziando che l'ex Repubblica sovietica farà in modo che il Congresso dei leader religiosi rappresenti "una piattaforma per incontri fruttuosi tra il Papa ed altri leader religiosi sulla situazione attuale nel mondo".

"È un grande onore per il Kazakistan accogliere Papa Francesco nel nostro Paese. La sua influenza positiva sul mondo non può essere minimizzata", aggiunge Vassilenko, ricordando il contributo dato dal pontefice - che definisce una persona "molto influente e ispiratrice" - al miglioramento delle relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba.

In Kazakistan ci sono cinque diocesi cattoliche e circa 250mila cattolici di rito latino. Per loro la visita del Papa avrà "un enorme significato religioso. Posso dirvi con certezza che il popolo del Kazakistan, indipendentemente dalla religione, attende con impazienza la visita del Papa", rimarca il vice ministro degli Esteri, secondo cui l'evento di quest'anno sarà il più grande mai visto dall'istituzione del Congresso nel 2003. "Quindi, come si può immaginare, è in corso un grande lavoro preparatorio per garantire che il forum si svolga senza intoppi", evidenzia Vassilenko.

A Nur Sultan, infatti, sono attese più di 100 delegazioni provenienti da 60 Paesi, inclusi rappresentanti dell'Islam, del Cristianesimo, dell'Ebraismo, dello Shintoismo, del Buddismo e, ancora, di Zoroastrismo, Induismo ed altre religioni. Oltre a Papa Francesco, hanno in programma di partecipare al Congresso il Grande Imam di al-Azhar, Ahmed Mohamed Ahmed El-Tayeb, il Patriarca Theophilos III di Gerusalemme e le delegazioni di importanti organizzazioni religiose e internazionali provenienti da Stati Uniti, Europa e Asia.

Ospitando l'atteso Congresso dei leader religiosi, il Kazakistan "spera di contribuire alla costruzione di un ponte che avvicini culture e civiltà a livello globale", spiega sempre all'Adnkronos la presidente della commissione Affari Esteri del Parlamento kazako, Aigul Kuspan.

In un mondo di conflitti etnici e religiosi, precisa la deputata, il Kazakistan è riuscito a "costruire una società stabile e armoniosa" malgrado una popolazione molto varia. "Come continuiamo a vedere oggi in tutto il mondo, un tale mix può essere una ricetta per il risentimento, la divisione e, purtroppo, la violenza. Nonostante tali potenziali insidie, oggi in Kazakistan vivono in pace e armonia oltre 100 gruppi etnici e 18 confessioni".

La presidente della commissione Affari Esteri, riferendo come nell'ex Repubblica sovietica ci siano circa 3.200 luoghi di culto e circa 4mila associazioni religiose, dichiara che il Kazakistan in soli 30 anni di indipendenza ha creato il "proprio modello unico di società, dove la tolleranza etnica e religiosa è diventata la pietra angolare nella costruzione di uno Stato prospero".

"La promozione di questo modello unico di armonia interetnica e interreligiosa nell'arena internazionale è una priorità costante della politica estera del Paese", conclude, sostenendo che "il Kazakistan ha contribuito attivamente agli sforzi globali per trovare soluzioni alle crisi diplomatiche. Come ha osservato il presidente Kassym-Jomart Tokayev alla 74a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2019, il Kazakistan è diventato un centro globale per il dialogo tra religioni e civiltà - conclude - L'armonia interreligiosa e interetnica, unita alla stabilità politica, ha consentito al Kazakistan di affermarsi come promotore responsabile della pace e della diplomazia".