Vicino al lager dei misteri affiorano 6.500 resti di vittime dell'Olocausto

Roberto Brunelli

Oltre seimilacinquecento reperti. Cenere e frammenti di ossa, ma anche di denti e di teschi. Quasi certamente resti umani di deportati del campo di concentramento di Gusen, in Alta Austria. È la conclusione alla quale sono giunti gli esperti chiamati ad analizzare il materiale scoperto nell'ottobre 2018 - come rivelò l'Agi - in un seminterrato dimenticato sotto la stazione ferroviaria di Lungitz, che si trova a soli 5 chilometri da Sankt Georgen an der Gusen, la placida cittadina presso la quale sorgeva uno dei più feroci lager del Terzo Reich. Teoricamente un sottocampo di Mauthausen, in realtà molto più grande, con un numero di vittime molto più alto nonché avvolto da una coltre di mistero che in 75 anni solo adesso potrebbe cominciare a diradarsi.

Il ritrovamento avvenne durante dei lavori edilizi presso la stazione del paesino nella provincia di Linz, alimentando ancora di più il mistero e le polemiche intorno al lager, dove trovarono la morte anche moltissimi italiani. Senza considerare che vi è una domanda cruciale in tutta questa storia: perché una fossa comune di deportati del campo di Gusen lontano dal campo di Gusen? "Riteniamo che si tratti proprio di resti di deportati di quel campo", ha detto Stephan Matyus, collaboratore del Memoriale di Mauthausen, presentando alla popolazione locale i primi risultati delle analisi compiute finora.

È invece la docente universitaria Claudia Theune a rafforzare l'ipotesi più sconvolgente: la cenere ritrovata potrebbe esser stata usata per realizzare la sottostruttura dei binari della stazione di Lungitz. Quando furono rinvenuti i 'reperti' le autorità decisero di scavare anche nel terreno adiacente alla stazione. "Si tratta di resti della prima metà del ventesimo secolo", spiega la professoressa. Il sindaco della cittadina, Ernst Lehner, pensa invece che sia necessario fare "maggiore chiarezza", motivo per cui ha già disposto ulteriori analisi.

L'anno scorso era stato uno degli uomini addetti ai lavori edilizi presso la stazione a scoprire per primo uno scheletro. Il cantiere fu immediatamente sospeso, ma i primi reperti - resti di scheletri - si rivelarono del primo Medio Evo. Ma poi, allargando le ricerche, venne fatta una seconda scoperta, da lasciare senza fiato: un vano sotto i binari con altre ossa, comprese parti di teschi, e una gran quantità di ceneri umane. Solo che questa volta apparve chiaro che erano molto più recenti: una quantità di cenere compatibile con l'ipotesi che solo qui, vicino alla stazione, abbiano trovato la morte migliaia di persone.

La presidente del Comitato del memoriale di Gusen, Martha Gammer, ha voluto vederci chiaro. "Ho parlato con un professore che si occupa della storia ferroviaria austriaca e con gli esperti del museo locale di Katsdorf vicino Lungitz", ha raccontato all'Agi. "Abbiamo confrontato mappe e documenti relativi alla fabbrica di mattoni in cui tra il 1941 e il 1943 venivano impiegati come lavoratori-schiavi i deportati di Gusen: costoro hanno potuto dimostrare che i binari che coprono le ceneri sono stati costruiti tra settembre 1944 e la fine della guerra, come documentato pure da foto aeree realizzati dalla British Army.

Ad un certo punto questa fabbrica fu chiusa e venne usata come deposito per materiali legati alla produzione dei caccia Messerschmitt nelle gallerie di Gusen. In questo edificio ovviamente facevano lavorare i deportati. Non solo: lì accanto sorgeva anche un gigantesco forno".

La domanda che pone la presidente del Comitato del memoriale di Gusen è molto chiara: "Questa fornace vicino alla fabbrica di mattoni di Lungitz è stata usata per la cremazione di esseri umani negli ultimi giorni del regime nazista?".(

La scoperta della stazione è legata ad un altro dei grandi misteri di Gusen: quante futono, in realtà, le vittime di questo lager? Le cifre ufficiali parlano di 63 mila morti, tra i quali moltissimi italiani. Ma Gammer parla anche di altre migliaia e migliaia di deportati non registrati che, soprattutto verso la fine della guerra, sono stati portati - tra l'altro anche da Auschwitz - fino a Gusen. Oltre a cià, le incongruenze tra i registri di Mauthausen-Gusen e il numero effettivo di sopravvissuti trovati al momento della liberazione fanno sorgere il sospetto che qui abbiano trovato la morte, negli ultimissimi giorni della guerra, decine di migliaia di detenuti di cui nessuno sa più niente.

Sono numerose le testimonianze secondo le quali vi era l'ordine di portare i detenuti nei tunnel e di sterminarli lì, prima che arrivassero gli alleati. Perché? Il sospetto è che qui, nei tunnel di Gusen, i nazisti conducessero vere e proprie ricerche nucleari. Il documentarista austriaco Andreas Sulzer, che da anni lavora sul 'mistero Gusen', ne è convinto: "E' come minimo ragionevole pensare che qui siano stati mandati a morire coloro che sapevano". Quelli che sapevano cosa? Che in queste gallerie erano in corso i progetti nucleari con i quali il nazismo in rotta sperava di capovolgere i destini della guerra.

Progetti dei quali gli alleati in arrivo non dovevano assolutamente venire a conoscenza. Il campo di Gusen è in questi giorni sotto i riflettori anche per un'altra notizia: il premier polacco Mateusz Morawiecki ha annunciato che la Polonia intende acquistare parti dell'ex lager: "Non possiamo permettere che questo ex campo di sterminio venga tramutato in un luogo che non è degno della memoria". Si tratta di una parte del campo dove si trovavano il comando del campo e diverse baracche, che fino all'inizio degli anni 2000 erano ancora abitate. "Questo terreno appartiene ancora in gran parte a due famiglie", spiega Martha Gammer. "Ma il governo austriaco non si è mai mosso". Ancora più duro il sindaco di Sankt Georgen, Erich Wahl: "Che la Polonia faccia una proposta del genere è una figuraccia per il nostro Paese. E' l'Austria che ha la responsabilità di realizzare un memoriale dignitoso". Secondo le ultime ricerche storiche, a Gusen trovarono la morte quasi 28 mila detenuti polacchi.

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    Nel governo aumentano i timori sulle prossime mosse di Di Maio

    Giornata convulsa per il Movimento 5 stelle fra timori di un passo indietro di Luigi Di Maio, alla vigilia delle elezioni in Emilia Romagna, due nuove defezioni alla Camera e la maggioranza in frantumi in Campidoglio dopo che quasi la metà del gruppo pentastellato ha votato assieme alle opposizioni per il ritiro della delibera di giunta che indica Monte Carnevale come sito per una nuova discarica.Di Maio ha dato appuntamento per oggi a palazzo Chigi alla delegazione ministeriale del M5s. A Montecitorio è da stamattina che si rincorrono le voci delle possibili dimissioni da capo politico che potrebbero dare il via libera ad una gestione collegiale del Movimento.Il ministro degli Esteri dovrebbe fare in ogni caso un annuncio, riferiscono fonti parlamentari pentastellate. "Non mi fa piacere se Di Maio lascia la guida del M5s", ha sottolineato oggi Zingaretti commentando le indiscrezioni. "Si dimette prima delle regionali. Dicono", è il post pubblicato su Facebook dal senatore Gianluigi Paragone.L'attesa per la mossa di Di Maio si inserisce in un clima teso. Oggi pomeriggio altri due deputati pentastellati, Michele Nitti e Nadia Aprile, hanno lasciato il gruppo della Camera.A stretto giro di posta arriva il commento di fonti M5s: "Basta andare sul sito tirendiconto.it per vedere che la deputata Nadia Aprile ha effettuato la sua ultima restituzione a dicembre 2018, mentre per Michele Nitti le restituzioni sono ferme ad Aprile 2019. Per tale motivo i due, che oggi hanno annunciato di lasciare il gruppo M5s alla Camera, andavano incontro a un provvedimento disciplinare". Ma Aprile rilancia con un j'accuse di "deriva autoritativa del Movimento. Poi Aprile spiega la sua decisione. "Mi ha offeso l'ingiustificato attacco mediatico a cui sono stata sottoposta (venendo dipinta, da quasi tutti gli organi di stampa nazionale, come 'morosa' e inadempiente agli obblighi assunti per vili fini personali di natura economica), senza ricevere alcuna tutela da parte del Movimento, benché (circostanza ben nota ai vertici), io abbia solo cercato, sin dallo scorso mese di aprile, di avere chiarimenti sull'autoritaria costituzione del 'Comitato per le rendicontazioni/rimborsi del Movimento 5 Stelle' e sull'imposizione di destinare le restituzioni al predetto organo privato, costituito, ad hoc, dopo l'inizio della legislatura"."Svilire tutta la politica ad un dibattito sui soldi sta diventando nauseante", afferma, difendendo Nitti, il presidente della commissione Cultura della Camera, Luigi Gallo. "Oggi dovremmo solo ringraziare il maestro Nitti, deputato della commissione Cultura che fino ad oggi, con passione, ha lavorato per il Paese e per il M5s", scandisce."In soli due anni - prosegue il deputato M5s - la sua passione e il nostro lavoro di squadra hanno garantito un'attenzione enorme sui temi dell'Alta formazione artistica e coreutica con conseguenti investimenti di risorse nel settore in legge di Bilancio. Con lui siamo stati promotori della mozione per istituire il DanteDì e sempre con lui abbiamo lavorato per salvaguardare il patrimonio artistico e storico dei conservatori di Italia promuovendo un archivio digitale delle opere e delle testimonianze. Per questo non posso essere che dispiaciuto per questo distacco del Maestro Nitti dal M5s".E ancora: "Diventa sempre più urgente - rilancia allora Gallo - anche in occasione degli Stati Generali lavorare a proposte e fare le giuste riflessioni e i giusti cambiamenti per riportare nel M5s alcune delle professionalità che stiamo perdendo. Tutte quelle professionalita' e quelle passioni - osserva ancora - che in questi mesi hanno lavorato per costruire, come ha fatto il parlamentare Michele Nitti".Gli stati generali, lanciati da Luigi Di Maio per il prossimo mese di marzo, sono oggetto della richiesta di alcuni senatori, che trova porte aperte fra i deputati pentastellati, di una assemblea congiunta dei parlamentari perché si chiarisca il metodo con cui verrà portata avanti la discussione: nessuna voce - viene osservato - deve rimanere inascoltata.Fonti parlamentari M5s guardano all'appuntamento di domani per la presentazione dei facilitatori regionali che farà il capo politico, temendo che possa essere la sede in cui arrivi un primo annuncio di cambiamenti ai vertici. Tra le ipotesi c'è quella che Di Maio possa lasciare la guida del Movimento per restare reggente cosi' da traghettare i 5 Stelle verso gli Stati generali fissati a marzo e lì dare vita a un organo collegiale.

  • La nuova vita di Harry e Meghan in Canada
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    La nuova vita di Harry e Meghan in Canada

    Harry è arrivato a Vancouver, in Canada, dove si è ricongiunto alla moglie Meghan Markle e al figlio Archie, dopo due settimane di separazione, in cui il secondogenito del principe Carlo ha negoziato il 'divorzio' dalla Royal Family. Il Daily Mail pubblica le foto dell'arrivo di Harry sorridente al Vancouver International Airport.Poco prima, erano state diffuse le foto di Meghan alla sua prima uscita dalla lussuosa abitazione fronte oceano, sull'isola di Vancouver, dove ha passato la maggior parte degli ultimi due mesi. Le immagini la ritraggono raggiante, mentre porta il piccolo Archie in un marsupio per una passeggiata nel parco di Horth Hill, non lontano da casa. Con lei anche i suoi due cani, Oz e Guy.Per la loro nuova vita, lontani dalle convenzioni di Buckingham Palace, Harry e Meghan hanno scelto l'isola canadese di Vancouver, dove la famiglia è ora riunita al completo. Affacciata sul Pacifico, l'isola di circa 31 mila km2, amministrata dalla provincia della Columbia Britannica, ospita poco meno di 740 mila residenti. È separata da Vancouver, sulla terraferma canadese dallo Stretto di Georgia e dallo Stretto Queen Charlotte, mentre lo Stretto di Juan de Fuca la collega territorio statunitense dello Stato di Washington, entrambi raggiungibili con collegamenti marittimi.L'isola - battezzata in onore di George Vancouver, l'ufficiale britannico della Royal Navy che esplorò la costa nord-occidentale del Pacifico tra il 1791 e il 1794 - è rinomata per il suo clima mite, uno stile di vita all'insegna della natura e dei tempi lenti, ma senza rinunciare alla vivacità artistica e mondana. La storia e la cultura si concentrano nel capoluogo Victoria, la più antica della provincia e la più grande dell'isola, oltre al centro portuale di Nanaimo, dove sono state inventate le omonime celebri barrette di cioccolato e la crema pasticcera, ricca di negozi, ristoranti e gallerie d'arte. La nuova dimora dei duchiParadiso nel paradiso, la lussuosa abitazione da 14,1 milioni di dollari, fronte oceano, dimora dei duca di Sussex già da Natale, uno dei luoghi più idilliaci di tutta l'isola. In base alla pianta pubblicata dalla Daily Mail, la tenuta è composta da una casa principale di 3.400 metri quadrati con cinque camere da letto e otto bagni e un cottage per gli ospiti di 715 metri quadrati con tre letti e due bagni.La struttura vanta un giardino d'inverno su un terreno di quattro acri con due punti di accesso alla spiaggia privata e vista mozzafiato sulla penisola. Secondo la casa d'asta Sotheby's, all'interno della casa principale si trova una sala da pranzo formale, un ufficio con camino, un ampio soggiorno a due piani che si apre sulla cucina dello chef con forno per pizza, una sala giochi con mobile bar, una sala multimediale e una sala di degustazione di vini.Nei pressi della loro nuova dimora sorge il parco di Horth Hill, dove Meghan è stata vista a passeggio, raggiante, con il piccolo Archie in un marsupio. Sull'accoglienza riservata dai residenti del Nord Saanich ai Duchi di Sussex, l'inviata della Bbc riferisce di un "senso di gioia e orgoglio per il fatto che abbiano scelto la loro isola", dove la gente "appare rilassata e accogliente".Secondo i locali, Harry e la sua famiglia "meritano di aver tutto lo spazio necessario, come chiunque altro, e che sicuramente riusciranno a trovare qui, almeno fin quando i media li lasceranno in pace". I Duchi di Sussex aspirano ad uno stile di vita piu' rilassato, a riparo dai riflettori mediatici. "Non credo che saranno seccati. I canadesi dovrebbero salutarli, ma non credo facciano salti di gioia" ha detto all'emittente inglese un residente nato a Vancouver ma dalle radici britanniche.

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    Ha pagato in ritardo una rata del mutuo e non ha versato i 71 centesimi di mora: l'Inps l'ha dichiarato insolvente.

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    La città da cui il virus cinese si è propagato ha messo gli abitanti in quarantena

    Wuhan, la città cinese dove un nuovo, misterioso coronavirus sta mietendo vittime, cerca di frenare l'infezione e mette gli abitanti in quarantena: ha sospeso tutti i trasporti pubblici e invitato i cittadini a non lasciare la città. Intanto l'Oms non ha deciso se dichiarare l'emergenza globale per il virus che si sta diffondendo in Asia: ha bisogno di maggiore tempo per valutare materiale e dati e la decisione arriverà domani.Ma le vittime sono ormai 17, seppur finora tutte concentrate nella provincia cinese dell'Hubei, e il virus si sta espandendo. Oggi primi casi sono stati accertati a Hong Kong. A Wuhan -la popolosa città (11 milioni di abitanti) dove il coronavirus ha avuto origine - dalle 10 di domani mattina, le tre del mattino in Italia, saranno sospese tutte le corse degli autobus, anche di lunga percorrenza, della metropolitana e dei traghetti, e saranno temporaneamente chiusi l'aeroporto e la stazione ferroviaria. A data da destinarsi, l'annuncio della ripresa.Per ridurre la possibilità di infezione, le autorità hanno anche imposto l'obbligo di indossare le mascherine per coprire naso e bocca in tutti i luoghi pubblici. L'amministrazione ha anche chiesto agli abitanti di non lasciare la città, a meno di necessità speciali, nè tanto meno di arrivarvi: "Se non è necessario, suggeriamo a tutti di non venire a Wuhan", ha detto il sindaco. Già cancellati tutti gli eventi all'aperto indetti per il Capodanno cinese, che ricorre il 25 gennaio. Secondo l'ultimo bollettino, in Cina sono 543 i casi di infezione di un ceppo non conosciuto prima tra gli esseri umani, che provoca la polmonite e contro il quale non c'è vaccino. Ma i casi potrebbero essere molti di più, sospettano gli scienziati.Il "2019-nCoV", i cui sintomi sono simili a quelli della Sars, è stato rilevato per la prima volta il mese scorso nella città capoluogo dell'Hubei. Quando in Cina apparve la Sars, un virus con cui il 2019-nCoV condivide molti aspetti genetici, nel 2003 uccise quasi 800 persone. Le autorità cinesi hanno più volte espresso il timore di una mutazione del virus e le cause non sono ancora chiare. Il mercato del pesce e della fauna selvatica dove hanno avuto origine i primi casi ha chiuso da settimane.Oggi le autorità sanitarie di Hong Kong hanno confermato il primo paziente. Hong Kong si aggiunge all'elenco di Paesi e territori che hanno avuto almeno un caso accertato di polmonite da coronavirus: Macao, Taiwan, Giappone, Thailandia (con quattro casi), Corea del Sud e Stati Uniti. Domani ci sarà la nuova riunione degli esperti del Comitato di emergenza dell'Oms a Ginevra per decidere se dichiarare o meno l'emergenza internazionale e le strategie globali per contenere il coronavirus.Il comitato, composto da medici di vari Paesi (inclusi epidemiologi cinesi), si è riunito per ore presso la sede dell'Oms a Ginevra e, non riuscendo a concordare la misura, ha deciso di incontrarsi nuovamente per continuare a discutere del possibile allerta, ha spiegato il presidente, il francese Didier Houssin. "Dichiarare o meno un'emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale è una decisione che va presa molto sul serio e che non sono disposto a prendere se non tenendo conto di tutti i dati disponibili", ha aggiunto il direttore, Tedros Adhanom Ghebreyesus.L'allerta internazionale comporta l'attuazione di misure preventive a livello globale e in passato è stata dichiarata in sole cinque occasioni: prima dello scoppio dell'influenza suina H1N1 (nel 2009), dell'Ebola in Africa occidentale (nel 2014) e nella Repubblica democratica del Congo (nel 2019), della poliomielite nel 2014 e del virus zika nel 2016. Oggi comunque l'organizzazione Onu ha fatto un esplicito encomio alla Cina: "Le misure prese dal governo cinese contro il coronavirus sono impagabili", ha detto il direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Un pubblico encomio che alla Cina non sta abbassando la cortina.

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    Introdotta illegalmente dalla Cina e subito incenerita. Era destinata a ristoranti etnici.

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    Roma, 22 gen. (askanews) - Non trova le parole per spiegarsi quello che è successo, non ce la fatta neanche a vedere tutto il video, moli amici e molti compagni di squadra lo hanno chiamato per chiedere come stava. E lui ancora non si capacita di ciò che è successo: "Io son rimasto. E' una brutta cosa, mi viene da pensare e adesso la gente come mi guarda, adesso io esco e non è più come prima, io esco da solo vado a calcio, in bici e mi guardano ...mi hanno sempre conosciuto come Iaia, che gioca a calcio, non lo so... molto probabilmente mi guarderanno con occhi diversi... ...

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