Usando Yahoo accetti che Yahoo e i suoi partners utilizzino cookies per fini di personalizzazione e altre finalità

Ondata di violenze interetniche nell'Ovest della Birmania

30 ottobre 2012

Rangoon (TMNews) - Interi villaggi dati alle fiamme e rasi al suolo, oltre 100mila profughi rimasti senza casa e costretti a lasciare le terre in cui sono nati e cresciuti. E' quanto sta accadendo tra le foreste della Birmania occidentale dove da tempo è in corso una sanguinosa guerra fratricida tra la comunità buddista Rakhine e quella nomade musulmana dei Rohingya. Nell'ultimo periodo le ostilità si sono inasprite causando almeno un'ottantina di vittime e oltre un centinaio di feriti. Molti Rohingya sono fuggiti alle persecuzioni in barca, giungendo a Sittwe, la Capitale dello Stato Rakhine, nell'ovest del Paese, dove sono stati creati decine di campi profughi come questo, ora al collasso. "Non abbiamo abbastanza da mangiare - spiega questa donna - non so per quanto tempo potremo resistere a vivere in queste condizioni". "Vogliamo lasciare la nostra terra per andare in un altro Paese - aggiunge questo giovane - vogliamo partire a causa delle minacce che riceviamo, soffriamo troppo in questo campo". Le violenze interetniche sono scoppiate dopo anni di tensione latente tra le due comunità e soprattutto dopo che per decenni la Giunta militare al potere in Birmania ha perseguitato i Rohingya trattandoli come clandestini. Nel corso dei decenni in migliaia hanno cominciato una nuova vita nei paesi confinanti come il Bangladesh. Per chi ha scelto di rimanere, invece, manca tutto: il cibo, il lavoro, le case e anche l'ottimismo per un futuro diverso. (Immagini AFP)