Ora, in diretta la prima conferenza stampa di Donald Trump da quando ha conquistato presidenza

Rischia di sfociare in un clamoroso conflitto d’interessi per presidente-eletto Donald Trump, l’indagine delle agenzie di intelligence statunitensi in cui si sostiene che il governo russo abbia ottenuto informazioni personali e finanziarie compromettenti circa il magnate.

Le informazioni provengono da un ex agente dell’MI6, il servizio di spionaggio britannico, il cui lavoro è stato giudicato attendibile dopo mesi di controlli da parte degli 007 americani.

Trump ha subito twittato che si tratta di una caccia alle streghe.

L’uomo avrebbe consegnato il suo dossier sui russi e Trump a un agente dell’Fbi di stanza a Roma. L’ex agente britannico ha poi consegnato lo stesso rapporto a un ex ambasciatore britannico in Russia, il quale a sua volta l’ha dato al senatore John McCain il giorno dopo l’elezione di Trump. A quel punto McCain ha chiesto un incontro a quattr’occhi con il direttore dell’Fbi al quale ha consegnato il rapporto.

Quindi l’inchiesta sarebbe precedente a quella ordinata da Barack Obama sulle ingerence degli hacker russi durante le elezioni americane.

I capi dell’intelligence sono stati sentiti da una commissione presieduta dallo stesso McCain

Il rapporto è lungo 35 pagine nella sua versione top secret. Una versione abbreviata, e depurata delle dichiarazioni più confidenziali, di sole due pagine, è stata presentata sia a Trump che Obama, che a otto membri del Congresso. Nel rapporto si spiega che i russi hanno sostenuto di aver mantenuto contatti diretti con persone vicine a Donald Trump durante la campagna elettorale. Ma questa è un affermazione che non è stata, sembra, abbastanza provata.

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