Scurati: "Vietare il fumo all'aperto? Ipocrita, io fumerò senza disturbare il prossimo"

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
·1 minuto per la lettura
(Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)
(Photo: Mondadori Portfolio via Getty Images)

“Vietare il fumo all’aperto? Un divieto ipocrita, fumerò all’aperto senza disturbare il prossimo”. Così il romanziere Antonio Scurati scrive sul Corriere della Sera, dicendo la sua sul nuovo regolamento del comune di Milano riguardante il fumo negli spazi aperti.

“Sono un fumatore. Prima che fumatore sono, però, una persona con i suoi diritti, un individuo con le sue peculiarità... Un libero cittadino di una città libera, aperta, tollerante”, dice Scurati. E sul provvedimento del Comune di Milano, battezzato “Aria”, dice:

″È, a mio giudizio e a dispetto del suo nome, soffocante, ingiusto, inutile, non perché colpisca il fumatore ma perché viola i diritti della persona, impone un indebito controllo sull’individuo”.

Scurati ricorda la gravità dell’emergenza ambientale, pur sottolineando il fatto come proprio questa premessa renda “la scelta della giunta meneghina ipocrita e perfino ridicola”, trovando nel fumo il “capro espiatorio”:

“Tutti sanno che responsabili dell’avvelenamento dell’aria sono i trasporti, l’industria, l’agricoltura, il riscaldamento. È, dunque, evidente che, non riuscendo ad affrontare il problema alla radice, si sceglie di rifugiarsi nell’antica, sciagurata pratica del capro espiatorio”.

Lo scrittore sottolinea poi il ruolo della libertà del singolo perché “chi progetta la cultura civica del prossimo futuro dovrebbe ridare centralità all’individuo, non sottrargliela”. Scurati afferma poi che concedersi il vizio del fumo è tra “i brevi momenti d’intensificazione vitale”, che rappresentano

“Piccoli carnevali quotidiani, istanti di oltranza nei quali l’individuo insorge dentro e contro il proprio destino di mortale”.

“Io voglio la ‘città...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.