Vietato chiamare il Vaticano in giudizio sulla pedofilia: la Cedu riconosce l'immunità

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(Photo: FILIPPO MONTEFORTE via Getty Images)
(Photo: FILIPPO MONTEFORTE via Getty Images)

Vietato chiamare in giudizio il Vaticano per i fatti di pedofilia. Vietato, in realtà, chiamarlo in causa sempre, perché è immune dai giudizi. Suona più o meno così la sentenza con la quale la Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto la richiesta di 24 persone che, in Belgio, avevano citato la Santa sede per atti di pedofilia commessi da alcuni preti cattolici. Nessun rappresentante del Vaticano, però, dovrà sedersi in tribunale. Vale per il Belgio, ma anche per il altri Paesi. La Cedu, infatti, ha riconosciuto alla Santa sede un’immunità che ritiene rinvenibile nel diritto internazionale. E che la scherma da eventuali giudizi che riguardano uomini della Chiesa. Senza nessuna eccezione. E nulla cambia se il reato commesso da un religioso - in questo caso ai danni di un minore - è stato accertato da un giudice.

È la prima volta che la corte di Strasburgo si pronuncia sul tema, e questa decisione potrebbe costituire un significativo precedente.

La vicenda che si è conclusa oggi era iniziata nel 2011. Una serie di persone di cittadinanza belga, francese e olandese aveva fatto un’azione collettiva, davanti ai tribunali del Belgio, per chiedere il risarcimento al Vaticano, ai vertici della
Chiesa cattolica nazionale e ad alcune associazioni, dopo gli abusi subìt per mano di religiosi: “Hanno chiesto il risarcimento del danno causato dal modo strutturalmente carente in cui la Chiesa avrebbe affrontato il problema degli abusi sessuali al suo interno”, si legge in una nota della Cedu.

Già il tribunale nazionale aveva respinto la loro istanza, per quanto riguarda la chiamata in causa del Vaticano. Le vittime avevano ottenuto solo il risarcimento da parte delle associazioni belghe. A quel punto si erano rivolte alla Cedu, per continuare la loro battaglia. Davanti alla corte dei diritti dell’Uomo avevano lamentato, in particolare, la mancanza di “diritto di accesso a un tribunale”. Ma la loro richiesta è stata respinta: “La Corte ritiene che il rigetto (da parte dei tribunali, ndr) non abbia deviato dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti in materia di immunità dello Stato”. Il Vaticano, insomma, ha una sorta di protezione - non scritta, ma ben solida - che gli consente di non stare in giudizio. Neanche se degli uomini che a quello Stato fanno riferimento, in quanto religiosi, hanno commesso un reato.

Il Vaticano non fa parte del Consiglio d’Europa, quindi non è sotto la giurisdizione della Cedu, e non è stato direttamente parte in causa nemmeno a Strasburgo. Era stato però autorizzato a intervenire nella procedura scritta, come terzo.

La Cedu non si era mai occupata del tema, ma lo avevano fatto altre corti. Negli Stati Uniti più tribunali si erano espressi in questo senso su denunce simili fatte nei confronti del Vaticano, e addirittura al Papa, da parte di vittime di preti pedofili.

L’orientamento, insomma, pare consolidato. E data la delicatezza del tema certamente questa sentenza farà discutere. Anche perché arriva pochi giorni dopo la pubblicazione dei lavori della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa in Francia. L’ente ha calcolato che, a partire dagli anni ’50, 216.000 sono state vittime di sacerdoti o di religiosi. Se a questi si aggiungono gli abusi messi in atto dai laici nell’ambito delle istituzioni della Chiesa il numero sale a 330.000 se si aggiungono gli aggressori laici nell’ambito delle istituzioni della Chiesa. Una quantità di vittime drammaticamente elevata, in un solo Paese. Se l’orientamento della Corte europea dei diritti dell’Uomo sarà confermato, nessuna di queste, tra chi è ancora in vita, potrà mai chiedere il risarcimento al Vaticano per non aver affrontato in maniera diversa, magari più incisiva, il tema spinoso della pedofilia nella Chiesa.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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