Vietti: serve patto di responsabili per salvare regole democrazia

Vietti: serve patto di responsabili per salvare regole democrazia

Stresa (VB), 25 ott. (askanews) – Un “grande patto tra tutte le persone e i partiti responsabili e ragionevoli” per salvare “le regole delle democrazie liberali” da chi, se vince le elezioni, è pronto a ribaltare il tavolo. È l’appello lanciato a Stresa da Michele Vietti, presidente della Fondazione Iniziativa Europa, nella due giorni dedicata quest’anno all’appannamento delle forme tradizionali di democrazia in Italia alla quale partecipano tra gli altri Pier Ferdinando Casini, Maria Elena Boschi, Mara Carfagna e i ministri Paola De Micheli e Francesco Boccia.

“Credo – ha dichiarato Vietti – che siamo di fronte a una crisi nella democrazia. Sono cambiate le forme tradizionali della rappresentanza democratica, in parte è andato in crisi anche il rapporto tra democrazia e liberalismo che aveva connotato tutta la democrazia occidentale dopo la caduta del Muro. È necessario ripensare alle categorie interpretative della democrazia, ma non mi allarmerei per il venir meno, o come qualcuno dice, per la sospensione della democrazia. Certo dobbiamo saper affrontare i problemi nuovi”.

Il primo, ha osservato l’ex vicepresidente del Csm, è il peggioramento delle condizioni di vita delle classi sociali più deboli, al quale bisogna rispondere con una distribuzione più equa della ricchezza. Poi c’è il diffuso senso di vulnerabilità di fronte alla trasformazione multietnica della società. “Probabilmente – ha argomentato Vietti – anche il ruolo dello Stato nazionale va ripensato, bisogna renderlo compatibile con la globalizzazione e l’internazionalizzazione in modo da far sentire ai cittadini che pure in un mondo globale c’è qualcuno che pensa a tutelare i loro interessi”.

Oggi, sottolinea Vietti, anche se l’Europa deve essere profondamente trasformata rendendola più in sintonia con i popoli che la compongono, “la linea trasversale passa tra populismo da una parte e europeismo dall’altra”. “I partiti devono tornare i partiti che in qualche modo diventano i promotori del futuro politico e non i notai. Oggi ci si limita spesso a registrare quello che è successo ieri”.

Per Vietti c’è infine il grande problema della comunicazione politica disintermediata dai social media. “Non possiamo pensare di risolverlo con la censura, con la semplice regolamentazione – ha concluso – ma solo con l’educazione degli elettori, rendendoli resistenti alle bugie e all’odio”.