Vigilia di ansie e calcoli a Bruxelles

Angela Mauro

Dopo mesi di dibattiti, scontri e aspettative, il voto che in tutta Europa si conclude domenica ci darà la mappa del nuovo Europarlamento e dei nuovi vertici che guideranno l’Unione. Già martedì sera i 28 leader europei – con la Gran Bretagna ancora dentro, incapace di concludere la sua Brexit – cominceranno a discutere delle nomine future. Ma già in questi giorni di vigilia, si fanno calcoli, congetture, piani che – c’è da dire – potrebbero risultare rovesciati dal voto, a seconda di come va. Per ora è sempre la tolda di comando cosiddetta ‘europeista’, l’allenza classica tra Ppe, socialisti, liberali a guidare le danze sugli equilibri futuri, sicuri di farcela anche questa volta a tenere ben saldo lo scettro dell’Ue mettendo ai margini – in minoranza in Parlamento e fuori dai posti di comando – la pattuglia euroscettica sovranista. Che Europa stanno preparando?

In vista del vertice informale di martedì, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sta già svolgendo bilaterali con i leader europei sulle nomine. Oggi è stato ricevuto da Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. “L’Italia intende svolgere in pieno il ruolo primario che le spetta, come Paese fondatore dell’Unione Europea, terzo Paese dell’Euro-zona, secondo Paese manifatturiero d’Europa”, gli ha detto il premier italiano. Sul Belpaese però si profila un ruolo marginale, destinato a prendere un commissario, quello che le spetta di diritto. Stop. Quanto al portafoglio, dipende dalle dinamiche tra M5s e Lega: Di Maio punta all’Industria, Salvini all’Agricoltura. Da Palazzo Chigi non hanno ancora avanzato alcun nome a Bruxelles. I bookmaker di palazzo scommettono su Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Esteri, nome noto in Europa, gradito al Quirinale. Sarebbe anche la migliore garanzia di continuità per il governo: un nome terzo, fuori dalle pretese di partito dei due partner di maggioranza.

Altra cosa è il risiko globale delle nomine che verranno. A...

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