Vilipendio Mattarella, ex generale Pappalardo a giudizio

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Roma, 17 set. (askanews) - Il generale di brigata in congedo dall'Arma dei carabinieri, Antonio Pappalardo, è stato rinviato a giudizio per l'accusa di vilipendio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La decisione è stata del gup del tribunale di Roma su richiesta del pm Sergio Colaiocco. La prima udienza è stata fissata per il 10 marzo prossimo.

In particolare, secondo gli inquirenti, l'anziano ex alto ufficiale quale portavoce del movimento '9 Dicembre - Forconi' e come presidente del movimento 'Liberazione Italia' ha offeso all'onore ed al prestigio del capo dello Stato. In particolare Pappalardo il 21 dicembre 2017 si presentò al Quirinale per notificare "un 'verbale d'arresto a carico di Mattarella per il delitto di usurpazione di potere politico, definendolo, in presenza di più persone, un usurpatore".

Pappalardo fuori dall'aula ha spiegato: "Ho chiesto io stesso al giudice di andare a processo. Voglio capire se ci sarà un giudice che mi spiegherà se quello che ho fatto è un qualcosa di illegale o meno. Oppure è lo stesso Mattarella ad esser stato votato da un parlamento illegittimo? Questa domanda merita o meno risposta? Sono tutti incompetenti?".

Pappalardo risulta indagato anche per aver "mediante la diffusione di video sui social network ed una intervista rilasciata ad un quotidiano il 22 ottobre 2017" avrebbe istigato gli appartenenti alle forze dell'ordine ad arrestare i membri del Governo e del Parlamento "perché da lui ritenuti privi di legittimazione" sulla base di una sentenza della Corte costituzionale del 2014.

Pappalardo è accusato anche di aver consegnato quell'ordine di cattura popolare di averlo presentato al comandante della stazione dei carabinieri di Abano Terme e di averlo inviato, per posta elettronica, ai comandi dell'Arma in tutta Italia. Secondo il pubblico ministero Pappalardo avrebbe, sulla base di quel documento, imposto ai comandanti di dare esecuzione all'ordine "così istigandoli a commettere un arresto illegale perché compiuto abusando dei poteri inerenti le loro funzioni".