Vincenzo De Luca: la stretta anti-Covid "non basterà, la scuola sia a distanza"

Carlo Renda
·Vicedirettore HuffPost
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(Photo: Ivan Romano via Getty Images)
(Photo: Ivan Romano via Getty Images)

Vincenzo De Luca registra delle novità positive, ma considera l’ultimo dpcm varato dal Governo una scelta “intermedia” fatta dal Governo, che “non basterà” a fermare il contagio. In un’intervista al Corriere della Sera il governatore della Campania ribadisce la sua convinzione che la scuola debba essere a distanza.

“Sono le misure più restrittive che si potessero adottare, nell’ambito di una scelta ancora intermedia fatta dal Governo. Le alternative praticabili oggi sono due: o chiudere tutto per un mese per frenare il contagio; o prendere misure rigorose, ma ancora parziali. Il Governo ha optato per il piano B. È un passo avanti ma non basterà” afferma De Luca, che non prevede di inasprire in Campania le misure adottate. “Chiusure più drastiche a livello locale non sono ipotizzabili perché sarebbero assolutamente inefficaci: chiudere un territorio, con il resto del Paese aperto, sarebbe una scelta tanto impraticabile quanto inutile dal punto di vista del contagio”.

Quel che divide De Luca dal Governo è la scuola. ”È banale ripetere la litania sull’importanza della didattica in presenza. Siamo d’accordo tutti. Ma le decisioni vanno prese sulla base dei dati del contagio. Se in un territorio (per esempio quello dell’Asl Napoli 2) registro 400 contagi in ambito scolastico, che cosa si fa? È inevitabile ricorrere alla didattica a distanza. Farla soltanto per il 75% è una cosa incomprensibile. I dati forniti dall’Unità di crisi ci dicono che il contagio, nella fascia di età 0-18 anni, è cresciuto di 9 volte dopo le due settimane di apertura dell’anno scolastico, e che le fasce di età sono colpite allo stesso modo, a 5 come a 18 anni”.

Per quanto riguarda le proteste di Napoli, De Luca dice che hanno “visto protagonisti pezzi di camorra, di antagonisti e di neofascisti”. E parla del sindaco De Magistris come “sedicente sindaco che è l’espressione del più grande disastro amministrativo d’Italia”, che “venerdì sera di fronte a una città devastata dai delinquenti faceva il commentatore televisivo come se fosse a teatro”. In qualunque Paese civile al mondo un tale soggetto (copertosi di gloria come magistrato e strafallito come sindaco) dovrebbe essere messo in quarantena per i prossimi 20 anni. Soltanto in Italia possono essere chiamati a fare i commentatori lui e i parcheggiatori abusivi...”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.