Vincenzo Di Biase, una mostra sul professore che unì pittura e numeri

Image from askanews web site
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Roma, 10 mag. (askanews) - Dal 18 maggio al 27 maggio a Roma, presso la Sala del Cenacolo del Complesso di Vicolo Valdina alla Camera dei Deputati, la mostra "Vincenzo Di Biase" con 23 delle opere più significative dell'artista (l'esposizione rimarrà aperta dal lunedì al venerdì, opening il 17 maggio con il prof. Gabriele Simongini e il prof. Egidio Maria Eleuteri).

Autore di pubblicazioni e articoli di carattere scientifico e didattico e professore di Matematica e Fisica per circa 40 anni presso un noto liceo scientifico romano, Di Biase iniziò il suo percorso artistico alla fine degli anni Settanta, un po' per passione e un po' per gioco. Un'esperienza che divenne ben presto per lui essenziale, incontro di vita e finzione, e che durò fino alla sua scomparsa nel dicembre 2020. Con la pittura, infatti, ha intrapreso un percorso di scoperta di sé, di ricerca di altre sfaccettature di quell'infinito che tanto amava nella matematica, con uno stile pittorico unico, ricco di colore e di profondità. Vincenzo Di Biase con un'incredibile voglia di sperimentare e sperimentarsi, si avvicinò al mondo artistico, fatto di emozioni ed istinti, riuscendo ad alternare il rigore scientifico, la sua strada di sempre alla velleità pittorica, del tutto inedita. Attingendo dai mondi di Kandinsky, Mondrain, Pollock, Tancredi, Corpora e Scialoja, Di Biase ne crea uno inedito, suo, che cresce con lui e per lui, sintesi di processi imitativi, di meccaniche astrattive e di ipnotiche cromazioni.

"Per Di Biase l'atto del dipingere è un'avventurosa esigenza che viene ad identificarsi nell'elogio del colore - ha spiegato Gabriele Simongini in un suo testo critico del 1999 - il quadro diventa un campo di energia vitale, radiante ed in espansione, simile ad un'esplosione di ritmi jazz. (...). Così, il colore per Di Biase è metafora di vita: e, di volta in volta, delicato come un'alba primaverile, impetuoso come una passione sensuale, vivace come uno squillo di tromba, malinconico come una riflessione sulla solitudine umana. E' inutile chiedersi se vi siano memorie di paesaggi o di eventi o di volti cari, in queste opere, anche se è inevitabile - quasi per ogni artista - una trasfigurazione dell'esperienza simbolica del vissuto. L'unico, vero 'soggetto' cantato da Vincenzo con raffinato senso cromatico è la vita dello spirito creativo, che si ripete in modo sempre nuovo".

"Sono dipinti forse di non immediata lettura - ha dichiarato Egidio Maria Eleuteri in un suo testo - ma di profonda verità che vanno oltre la consueta dinamica concettuale di espressione pittorica, sono la nitida documentazione di un mondo, quel mondo che le persone libere cercano di recuperare, non solo per viverlo, ma per poterlo lasciare quale eredità alle nostre generazioni future. Ricordando che anche in una certa arte contemporanea, concettuale, informale o di tendenza vi è quell' "Humus" che poi permette la crescita e quindi il ricordo non solo come nostalgia del passato ma come premonizione dell'avvenire".

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