Vincenzo Mollica: "Ho paura della cecità, del buio che verrà"

Vincenzo Mollica (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)


"La cosa della mia carriera di cui vado più orgoglioso è l’incontro con Andrea Camilleri: è stato lui che mi ha insegnato a non vedere. Abbiamo vissuto contemporaneamente l’arrivo del glaucoma, la cui traduzione letteraria è: ladro silente di vista, e ho imparato come dovevo comportarmi guardando, mi consenta il verbo, lui”. Lo ha detto Vincenzo Mollica in una intervista a Vanity Fair.

"Anche i colori sono importanti. Lui (Camilleri, ndr) si allenava pensando, prima di addormentarsi, a un quadro. La mattina lo descriveva a chi gli stava intorno - continua il giornalista - raccontando con precisione le sfumature di colore, e chiedeva che si verificasse l’esattezza del suo ricordo"

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La paura di diventare completamente cieco

Mollica è ormai quasi cieco a causa di diverse patologie degenerative della vista esordite nell'infanzia (tra cui l'uveite, l'iridociclite plastica e un glaucoma), oltre ad essere affetto dal Parkinson e dal diabete.

La vista un giorno se ne andrà completamente, anche il giornalista spera che quel giorno non arrivi mai: “Cerco con tenacia di tenere acceso finché posso. Ho paura del buio che verrà perché, da lì, non si torna indietro, ma nel frattempo, cerco di non scoraggiarmi”.

Ma non manca la positività: “Da quando non vedo mi sembra di percepire meglio il carattere delle persone. Prima la distrazione degli occhi mi confondeva: ho scoperto che la voce dice moltissimo di chi sei. E anche che un film si può guardare con le orecchie. Non ho smesso di andare al cinema: le scene in cui non parlano me le spiega mia moglie”.

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