I vincitori del Nobel al Papa: alleanza contro le armi nucleari

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Città del Vaticano, 10 nov. (askanews) - "Il solo modo per assicurare una pace mondiale sostenibile e impedire che le armi nucleari si diffondano e vengano usate è abolirle". Ne sono convinti i vincitori del premio Nobel che hanno partecipato al simposio in Vaticano. In una dichiarazione consegnata a Papa Francesco essi sottolineano al contempo la necessità di "costruire un sistema di sicurezza internazionale inclusivo ed equo, in cui nessun paese senta il bisogno di affidarsi alle armi nucleari". Infatti, spiegano, "basterebbe eliminare le armi nucleari per rilasciare le risorse necessarie per questo cambiamento". Perché "con il disarmo, le possibilità sono illimitate".

Il documento si apre con espressioni di gratitudine per l'attenzione che Francesco "presta alle questioni pressanti del presente" soprattutto "in questo momento di profonda tensione tra paesi dotati di armi nucleari". Quindi richiama "la positiva conclusione" dei negoziati del 7 luglio alle Nazioni Unite con il Trattato per la proibizione delle armi nucleari.

Il documento sottolinea i meriti dell'"azione concertata della società civile, delle comunità religiose, delle organizzazioni internazionali e degli stati che desiderano ferventemente un mondo libero dal nucleare" nel conseguire risultati positivi. E assicura che "alla fine, sarà il lavoro costante di questi settori ad aprire il cammino perché gli stati dotati di armi nucleari finalmente abbandonino tali armi, capaci di cancellare la vita così come la conosciamo in un battere di ciglia. Non sarà un compito facile, ma è possibile". Da qui l'auspicio per l'avvio di "un meccanismo di controllo multinazionale della produzione di materiale fissile", al fine di contrastare "il fenomeno emergente del numero sempre crescente di paesi che diventano 'stati capaci di armi nucleari', in possesso della tecnologia che potrebbe essere utilizzata per produrre armi nucleari". Ma, avvertono i premi Nobel, "perché un tale meccanismo funzioni deve essere universale, equo e apolitico".

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