Vino, Cotarella: Italia produce troppo, divario tra domanda e offerta

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Verona, 7 nov. (askanews) - "Il vulnus del nostro settore è il divario tra domanda e offerta. Produciamo troppo: non possiamo impiantare continuamente, prima di fare il vino bisogna pensare a chi, dove e come venderlo. Quello della qualità è un problema risolto da tempo grazie proprio al lavoro degli enologi e dei produttori che ci permettono di svolgerlo, ora è giunto il momento di lavorare sul rapporto tra domanda e offerta, e solo poi possiamo dare valore attraverso il patrimonio materiale e immateriale del nostro Paese. Come ci insegnano i francesi, non dobbiamo parlare delle uve ma del nostro territorio, quello nessuno lo può rubare. Dobbiamo dare importanza a ciò che è nostro". E' quanto ha affermato, tra l'altro, il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, nel corso del suo intervento al convegno "Il vino alla prova del nove" che si è tenuto oggi a Veronafiere nell'ambito di "Wine2Wine".

Cotarella ha commentato l'analisi congiunturale realizzata dall'Osservatorio Uiv-Veronafiere, in cui si evidenzia tra l'altro che "una riduzione di tre milioni di ettolitri aiuterebbe ad alleggerire la filiera delle eccedenze, liberando energia sulla parte sana e messa in commercio". La sovrapproduzione genera eccedenze "sia tra i vini comuni che tra le Dop-Igp e per questo sarebbe necessario anche fare ordine sul sistema dei prodotti certificati: su un totale di 458 Dop-Igp solo 90 presentano un tasso di imbottigliato su rivendicato sopra l'80%, mentre sono ben 270 (il 60% del totale) le denominazioni sotto il 60% di imbottigliato".

Sul tema è intervenuto anche il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, affermando che "è in fasi particolari come quella che si prospetta che bisogna avere il coraggio di prendere decisioni in grado di accelerare dinamiche evolutive sempre più necessarie: oggi emerge con sempre maggiore evidenza che chi fa più vino non solo non vince ma rischia di far perdere gli altri". "Per questo è urgente intervenire sulla riorganizzazione delle numerose Dop e Igp che vendono solo in parte quanto rivendicato e rivedere le norme che disciplinano la gestione di mercato dei vini a denominazione" ha continuato, concludendo "sarà inoltre importante agire sulla limitazione, senza deroghe, a 300 quintali per ettaro delle rese sui vini comuni, sottoponendo anche questi ultimi a controlli puntuali dato il loro peso non trascurabile sul totale".

"Effettivamente i numeri attuali riflettono un andamento che richiama la nostra attenzione - ha evidenziato dal palco il presidente di Federdoc, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi - e i consorzi italiani del vino, che rappresentano tutta la filiera, possono però aiutare a trovare un punto di equilibrio tra domanda e offerta, per esempio attraverso la definizione di strategie di produzione, di resa in campo, di blocco degli impianti".