Violenza su donne: 'Lettera aperta a giornaliste e giornalisti', femminicidi non sono solo cronaca

webinfo@adnkronos.com
·2 minuto per la lettura

"Care colleghe e cari colleghi, in questi mesi di pandemia non si fermano i casi di femminicidio, punta dell’iceberg della violenza contro le donne. Raccontiamola in modo corretto: basta parlare di raptus! Basta giustificare gli assassini! Basta ai facili moventi come la depressione e la gelosia! Basta far ricadere sulle donne la responsabilità della loro morte!". A scrivere l'appello sono le Commissioni Pari Opportunità di Fnsi, Cnog, l'associazione Giulia Giornaliste e l'Usigrai.

"La grave crisi che sta attraversando il nostro Paese -prosegue il documento- sta mettendo sotto pressione anche la nostra categoria. Ma, proprio in un momento complesso come questo, dobbiamo dare prova di essere capaci di narrare quanto accade nella consapevolezza della grande responsabilità che abbiamo nei confronti di chi ci legge e ascolta".

"Abbiamo elaborato il Manifesto di Venezia, a cui hanno aderito liberamente centinaia di giornaliste e giornalisti (https://bit.ly/3pcnKSx), nel tentativo di offrire uno strumento di lavoro utile a inquadrare in modo corretto il fenomeno. Sappiamo che molte e molti si sforzano di farlo ogni giorno". (segue)

(Adnkronos) - Ancora troppo spesso, però, "ci dimentichiamo, scrivendo i nostri articoli o servizi radiofonici e televisivi, che la violenza contro le donne non può essere ridotta a meri fatti di cronaca. Che si tratta di un fenomeno strutturale della nostra società e, come tale, abbiamo il dovere di raccontarlo: violenza contro le donne in quanto donne, per questo è necessario utilizzare la parola 'femminicidio'".

La lettera fa appello al senso di responsabilità di ciascuna e ciascuno. "L’omicida di Torino -solo l’ultimo di molti esempi- non ha avuto un raptus, lo sterminio che ha compiuto non è nato dal nulla. I dati ci raccontano che il gesto finale di eliminazione della propria compagna, moglie, ex arriva dopo un lungo periodo di violenze e soprusi. Non rendiamo vittime una seconda volta le donne assassinate, non cadiamo in queste narrazioni tossiche, diamo valore alla nostra libertà di informare".

Firmano la lettera Mimma Caligaris (presidente Cpo Fnsi), Paola Dalle Molle (coordinatrice Cpo Cnog), Silvia Garambois (presidente GiULiA giornaliste) e Monica Pietrangeli (coordinatrice CPO Usigrai).