Violenza su una detenuta a Rebibbia e falso, sospesi due agenti penitenziari

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Hanno trascinato di peso una detenuta nuda in una cella dove non erano presenti telecamere facendo poi una falsa ricostruzione dei fatti nella relazione sull'accaduto. Per questo due agenti penitenziari, una sovrintendente e un assistente capo coordinatore in servizio nell’istituto, è arrivata la sospensione dalle funzioni per un anno. Per i due, dopo le indagini della procura di Roma, l’accusa è di concorso in falso ideologico e abuso di autorità contro arrestati o detenuti.

La misura cautelare interdittiva è stata disposta dal gip di Roma: i due come documentato anche dal sistema delle telecamere per la sorveglianza interna, hanno fatto uso della forza nei confronti di una detenuta, attestando in maniera falsa quanto avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 luglio scorso, riportando nella successiva relazione di servizio fatti risultati non veritieri, come l’aggressione della detenuta nei confronti della poliziotta in realtà mai avvenuta, e omettendone altri.

"Non risulta che la detenuta stesse tenendo un comportamento aggressivo che abbia reso necessario l’intervento di un agente di sesso maschile, né dai filmati risultano situazioni che rendessero necessario l’uso della forza per lo spostamento della detenuta, come sostenuto dagli indagati nell’interrogatorio" si legge nell’ordinanza.

La detenuta, come scrive il gip Mara Mattioli, è stata "trascinata di peso a terra con la forza in un’altra cella" dove tra l’altro non era in funzione la telecamera. "Il trascinamento di peso della detenuta, nuda e sull’acqua fredda, non è stato posto in essere per salvaguardare l’incolumità della stessa (avendo la detenuta già da un po’ cessato le intemperanze) apparendo invece chiaramente motivato da stizza e rabbia per i danni causati dalla donna" si legge ancora.

Nell’ordinanza con cui su richiesta della Procura di Roma, ha disposto la sospensione dalle funzioni, il gip parla di "personalità del tutto spregiudicate".

"Dalla valutazione del materiale probatorio acquisito emerge un quadro allarmante di condotte poste in essere dagli indagati - scrive il giudice nell’ordinanza con cui ha disposto la misura cautelare interdittiva - nei confronti di una detenuta con problemi psichici. In particolare, le specifiche modalità di realizzazione di fatti contestati tenuto conto che gli indagati risultano avere avuto diverse segnalazioni e condanne disciplinari, appaiono indicative di personalità del tutto spregiudicate che giungono fino a predisporre false relazioni per coprire le proprie condotte, e portano a ritenere per tutti gli indagati un elevato, concreto ed attuale pericolo di recidivanza".

Per il giudice sussiste anche il concreto ed attuale pericolo di un inquinamento probatorio "considerata la realistica possibilità da parte degli indagati, tenuto conto del contesto ambientale in cui sono maturati i fatti, di ostacolare le indagini - scrive ancora il gip - predisponendo testimonianze di comodo, o avvicinare ulteriori soggetti ancora da escutere, ovvero occultando elementi comprovanti le loro responsabilità".

La misura cautelare interdittiva è stata disposta dal gip di Roma: i due come documentato anche dal sistema delle telecamere per la sorveglianza interna, hanno fatto uso della forza nei confronti di una detenuta, attestando in maniera falsa quanto avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 luglio scorso, riportando nella successiva relazione di servizio fatti risultati non veritieri, come l’aggressione della detenuta nei confronti della poliziotta in realtà mai avvenuta, e omettendone altri.

"Non risulta che la detenuta stesse tenendo un comportamento aggressivo che abbia reso necessario l’intervento di un agente di sesso maschile, né dai filmati risultano situazioni che rendessero necessario l’uso della forza per lo spostamento della detenuta, come sostenuto dagli indagati nell’interrogatorio" si legge nell’ordinanza.

La detenuta, come scrive il gip Mara Mattioli, è stata "trascinata di peso a terra con la forza in un’altra cella" dove tra l’altro non era in funzione la telecamera. "Il trascinamento di peso della detenuta, nuda e sull’acqua fredda, non è stato posto in essere per salvaguardare l’incolumità della stessa (avendo la detenuta già da un po’ cessato le intemperanze) apparendo invece chiaramente motivato da stizza e rabbia per i danni causati dalla donna" si legge ancora.