Violenza sulle donne, quante pesano le parole?

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Milano, 25 nov. (askanews) – Un linguaggio più inclusivo può rendere più inclusiva la realtà in cui abitiamo e meno soffocata da discriminazioni e violenza di genere? Ne abbiamo parlato con scrittrici, autori, attiviste durante la presentazione a Milano del progetto video “Quello che è – Nessuno escluso” di laF.

Fumettibrutti, Josephine Jole Signorelli, autrice: “Credo che in generale le parole nella mia vita abbiano avuto un peso specifico, avendo questo potere molto forte c’è bisogno anche a volte di dosarle, a volte di usarle per contrattaccare”.

“Io mi sveglio la mattina arrabbaiata perché sono sicura che in qualche modo mi faranno arrabbiare in quanto donna”.

Djara Khan, scrittrice: “La battaglia sulle parole è una battaglia assolutamente legittima perchè stiamo riscrivendo il nostro modo di sentire e quando questioniamo sull’importanza della parole ci stiamo domandando di chi è figlia la nostra cultura e di chi è figlia la violenza all’interno della nostra cultura”.

Katia Scannavini, vice segretaria generale di ActionAid: “Andare a ricostruire il senso vero dei termini delle parole, dei concetti significa decostruire il mondo patriarcale nel quale viviamo e quindi darci una possibilità di ricostruzione del mondo stesso e di una opportunità di vita sociale più giusta e equa per tutti”.

Florencia Di Stefano-Abichain, (conosciuta come Florenciafacose), autrice traduttrice e content creator: “Le parole veicolano messaggi, i messaggi sono tutto quello che abbiamo in attesa di vedere come le istituzioni e il governo e gli Stati ci possono assistere in questo cambiamento”.

Jonathan Bazzi, scrittore. “Cercare di essere consapevoli di come le parole che usiamo moedellano i nostri comportamenti e il nostro modo di pensare è fondamentale, una missione che dovrebbe essere incorporata nell’educazione fin dall’infanzia”.

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