Violenza sulle donne, 'Un’Àncora per non dire più Ancòra': progetto per cambiare prospettiva

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“Un’Àncora per non dire più Ancòra, cambiare accento per cambiare prospettiva”, è il progetto ideato e promosso dalla psicoterapeuta e arpaterapeuta Sira Sebastianelli, nato per dare un contributo per prevenire e per fermare le violenze contro le donne, attivando iniziative che utilizzino nuovi linguaggi e nuove prospettive.  

"La violenza contro le donne - sottolinea Sebastianelli all'Adnkronos - non trova argine, le statistiche riportano dati sempre più inquietanti, in termini di crescita delle percentuali, che si traducono drammaticamente in numeri impressionanti di donne quotidianamente recise dalla loro vita, spesso per mano di mariti o compagni. Ci si continua a chiedere il perché di questo femminicidio e come poterlo fermare, tant’è che le iniziative a riguardo sono molte, anche scegliendo simboli rossi come scarpe o panchine che dovrebbero ricordare le tante donne uccise. Il colore rosso oltre a evocare il colore del sangue è anche il colore evocato dall'irritazione e dalla rabbia diventando sinonimo dell’espressione: basta!". 

Non solo, evidenzia Sebastianelli, "la violenza è trasversale, colpisce donne di tutte le età, e, oltre alla violenza fisica, altrettanto drammatica è la violenza psicologica, che va a minare le fondamenta della fiducia che ogni donna cerca di costruire dentro di sé, producendo nel tempo la morte dell’anima. Tante parole si spendono per capire, per prevenire, per prevedere l’imprevedibile, ma sembra senza successo. La violenza del maschile nei confronti del femminile ha radici profonde e antiche, le donne per millenni hanno vissuto relazioni di sudditanza nei confronti degli uomini, la cui dominanza impediva loro qualunque tentativo di emancipazione".  

Le donne, spiega ancora la psicoterapeuta, "nei secoli hanno sempre cercato di raggiungere la loro emancipazione, pagandone spesso le conseguenze, ma senza mai abbandonare l’intento. La considerazione che in questi anni ho ipotizzato, infatti, è che si sia creato un disallineamento tra la crescita esponenziale dell'emancipazione delle donne negli ultimi cento anni con la necessaria crescita delle coscienze, che consentirebbe di elaborare e consolidare la consapevolezza di un cambiamento, per produrre una modifica della relazione uomo-donna".  

Ma, precisa Sebastianelli, "prima di farle crescere, forse bisogna costruirle. La costruzione delle coscienze è l’intento che guida il progetto itinerante che si prefigge di dare un contributo all'eliminazione della violenza sulle donne, che richiederà tempo, ma ritengo che iniziare sia già un passo importante per arrivare a raggiungere l’obiettivo. 'Un’ Àncora per non dire più Ancòra, cambiare accento per cambiare prospettiva' è il progetto in viaggio ormai da quasi due anni, che utilizza canali comunicativi alternativi alle parole". 

Questa ricerca, spiega "ha condotto alla possibilità di utilizzare la musica e soprattutto l’arpa per veicolare messaggi utili alla costruzione delle coscienze che non si sono emancipate e quindi adeguate ad accogliere le conquiste avvenute nel mondo femminile negli ultimi cento anni. Lo strumento dell’arpa non è stato casuale, in quanto le corde di cui è composta producono vibrazioni che meglio di altri strumenti entrano in risonanza con le emozioni, attivando canali di comunicazione più efficaci di tante parole".  

Alla musica, infatti, prosegue Sebastianelli, "è affidato il ruolo di protagonista che narra le storie di donne offese, uccise, vessate dalla furia degli uomini, attraverso antiche ballate che sono di un’attualità sconcertante. A sostenere il progetto c’è l’Ensemble 'Sinetempore Harp Attack' composta di sei arpe e sei arpiste, che accompagnano le ballate recuperate nel tempo e che appartengono al repertorio archetipico dell’umanità. Una narrazione antica declinata al presente che trova nello strumento dall’arpa, il veicolo più emotivamente e psicologicamente efficace per attraversare le coscienze e creare le risonanze per risvegliarle a nuove consapevolezze".  

Quanto alla scelta dello strumento la psicoterapeuta ricorda che "le virtù terapeutiche dell’arpa sono riconosciute dai tempi più remoti, proprio per le innumerevoli corde che possono più facilmente risuonare con le corde della psiche. L’ascolto della musica e dei testi consente, a chi ascolta, di identificarsi con i personaggi e la storia, lasciando che le emozioni, sollecitate dalle risonanze dell’arpa, affondino nella propria coscienza. La narrazione rende possibile un’esperienza catartica e un processo di identificazione necessario per percepire e vivere le emozioni".  

Questo lavoro sulle emozioni, conclude Sebastianelli, "consente di costruire, ma, nello stesso tempo, di scuotere le coscienze risvegliandole, da un sonno lungo e inconsapevole, al valore della vita e al suo rispetto. L’emozione è anche una componente dell’empatia che consentirebbe di sintonizzarsi meglio con chi esprime un desiderio, una esigenza, un progetto o una necessità e poterne accogliere la richiesta, mettendosi nei panni dell’altra persona, affinché possa essere libera di seguire la sua strada. Il diritto alla libertà di seguire la propria strada, qualunque essa sia, oggi per molte donne è ancora precluso".