Violenze su disabili psichici: 7 indagati in residenza nel Milanese

Red
·2 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Milano, 13 apr. (askanews) - I carabinieri di Busto Arsizio (Varese) A) hanno eseguito questa mattina un'ordinanza cautelare nei confronti dei due gestori (ai domiciliari) e dei cinque operatori (due con obbligo di dimora e tre sospensioni dall'attività per sei mesi) di una residenza per disabili dell'Alto Milanese, accusati, in concorso, di maltrattamenti aggravati continuati e, per sei di loro, anche di esercizio abusivo della professione. Lo ha riferito l'Arma in una nota, spiegando che il provvedimento è stato disposto dal gip di Milano su richiesta della locale Procura. La cooperativa sociale dava alloggio a nove pazienti adulti con disabilità psichiche accertate che, secondo le indagini, sarebbero stati maltrattati dal 2017 ad oggi Oggi sono stati tutti ricollocati con l'ausilio della locale Ats in una struttura idonea.

Le indagini, con intercettazioni telefoniche e ambientali sono state avviate nel febbraio scorso dai carabinieri della Stazione di Castellanza (Varese) dopo la denuncia di una operatrice socio-sanitaria assunta a tempo determinato dalla onlus. Dagli accertamenti è emerso che gli ospiti della struttura "venivano sottoposti a quotidiane vessazioni e violenze: offese, grida, percosse e strattonamenti, lanci di oggetti e di acqua fredda, e mancata somministrazione dei pasti". Non solo, i disabili psichici erano oggetto di "plurime punizioni fisiche e psicologiche fino a schernirli per i loro handicap, nonché impiegati in mansioni non loro spettanti, come l'igienizzazione dei locali". In particolare, sempre secondo quanto ricostruito e riferito dai carabinieri, "se non mangiavano con una postura composta, venivano obbligati a rimanere seduti con la schiena in posizione eretta, utilizzando un bastone inserito nella cintura e vincolato alla testa tramite una fascia, nonostante lamentassero dolore". "Se al mattino non si alzavano dal letto con prontezza, agli ospiti veniva gettata addosso acqua fredda e venivano lasciati con gli indumenti bagnati per ore", e infine "erano costretti a sostituire il pranzo con la colazione o a saltare completamente i pasti, rimanendo seduti a tavola ad osservare gli altri mentre mangiavano".

Gli investigatori hanno anche spiegato che "in carenza delle previste abilitazioni professionali, agli ospiti della comunità venivano somministrati farmaci che, seppur oggetto della prescritta terapia sanitaria, sono stati, in talune occasioni, arbitrariamente modificati".