Virginia Raggi, M5s l'ha lasciata sola

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Virginia Raggi during the press conference for the presentation of the redevelopment project of Piazza dei Cinquecento, in Rome, Italy, on September 20, 2021. (Photo by Andrea Ronchini/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Virginia Raggi during the press conference for the presentation of the redevelopment project of Piazza dei Cinquecento, in Rome, Italy, on September 20, 2021. (Photo by Andrea Ronchini/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

“Non faremo accordi al ballottaggio, sono convinto che al secondo turno mi troverò con Enrico Michetti e chiederò agli elettori di Raggi e Calenda di sostenermi”. Parola di Roberto Gualtieri. Ecco materializzarsi l’incubo di Virginia Raggi, rimanere fuori dal secondo turno, una sconfitta fragorosa per una sindaca uscente, che sancirebbe l’incapacità di capitalizzare la rendita di rapporti e connessioni di cinque anni di governo, e la dispersione di un consenso che l’ha spinta come un onda a issarsi cinque anni fa fin su al Campidoglio.

L’umore è teso nel quartier generale della prima cittadina, si compulsano i sondaggi, si spera in una rimonta per entrare almeno fra chi si giocherà il ballottaggio. Ma è teso anche per una campagna elettorale che non vede uno sforzo coeso e comune di tutto il Movimento. L’ha inaugurata Giuseppe Conte, lo scorso 3 settembre, nella periferia complicata di San Basilio. Da allora le presenze dei big a sostegno del bis si sono contate sulla punta delle dita, lo stesso capo politico è stato assorbito dal suo tour in giro per l’Italia.

“Ma Roma non è Canicattì, con tutto il rispetto di Canicattì, c’è bisogno di una presenza intensiva, il voto è molto più politicizzato”, ragiona chi la sindaca la conosce bene. I rapporti con il fu avvocato del popolo non sono mai stati idilliaci, l’intesa mai del tutto sbocciata. E così nel Movimento si guarda a lei come possibile coagulo dell’ala critica nei confronti dell’ex premier, capace di rimettere insieme i tanti cocci andati perduti sulla scorta del sì a Draghi e dell’apertura a un ingresso organico nel centrosinistra.

Un fuoriuscito che chiede l’anonimato ragiona: “Raggi è stata coraggiosa nell’imporre la sua candidatura ai legulei che eccepivano, è stata da sempre per conservare la nostra identità e non diluirsi in altro, ha dimostrato più di tanti altri dei nostri di saper reggere la prova del governo”. Un segnale di qualcosa che si muove è il convinto sostegno di Alessandro Di Battista alla sua candidatura, non passato inosservato nel gruppo parlamentare. Lei continua a martellare quelli che per Conte dovrebbero essere i futuri sposi: “Gualtieri ha rimesso dentro gli accoltellatori di Marino mentre io andrò avanti per la mia strada”.

Raggi si sente isolata, i parlamentari romani quasi tutti a rimorchio di Conte e dell’accentramento sulla sua persona della comunicazione, una campagna elettorale da portare da sola sulle spalle. Nelle ultime ore anche l’attacco di Roberta Lombardi. Con l’assessora 5 stelle alla Transizione ecologica della regione Lazio non è mai corso buon sangue. Ma il messaggio inviato in una chat di eletti della Capitale con la foto di una montagna di rifiuti a due passi da un deposito Ama senza che nessuno dell’azienda municipalizzata abbia mosso un dito è al vetriolo: “Adesso aspetto il solito tweet quotidiano della sindaca che chiede a Gualtieri dove metterà la discarica. Ma a volte un bel tacere è molto più dignitoso, avete governato voi per 5 anni”. Benzina sul clima di accerchiamento.

Il timore nell’entourage della sindaca è che dal quartier generale 5 stelle siano in corso già abboccamenti per capire come muoversi dal 5 ottobre in poi, a chiusura delle urne. E che Conte, in caso di patatrac ed esclusione dal secondo turno, sia fortemente tentato di appoggiare Gualtieri, per costruire un’alleanza in città che a quel punto prescinda da Raggi e rinsaldi i rapporti a livello nazionale. Ecco che a quel punto la linea della prima cittadina ne uscirebbe a pezzi, ma non ha nessuna intenzione di trasformarsi nel capro espiatorio di una campagna nella quale è stata lasciata sola. Uno scenario tutt’altro che improbabile, sul quale nel M5s romano si inizia già a ragionare, e che a livello nazionale lascia sperare tutti coloro che vedono in Raggi la possibile catalizzatrice di un’area nel Movimento che c’è ma che è stata silenziata dalla sbornia contiana, e che aspetta o spera in un messaggio di sostegno di Beppe Grillo a sostegno della conferma della sindaca, che verrebbe interpretato come un chiarissimo segnale su quale sia il pensiero del fondatore.

Intanto sgorgano i soliti veleni nei conciliaboli e nelle chat. Questa volta imputano a Conte di muoversi anche per interesse personale: “Se vincesse Gualtieri - ragiona uno dei fedelissimi di Raggi - si libererebbe il collegio di Roma centro, molto più facile da vincere rispetto a Primavalle. Conte lo sa, figuriamoci se non ci sta facendo un pensierino”. Mancano poco meno di due settimane al voto, il clima è già quello di una resa dei conti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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