Virus “autodiffondenti” per sconfiggere i virus pandemici?

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AGI - I conigli furono introdotti in Australia nel 1859 da un ricco allevatore vittoriano appassionato dello sport della caccia. I cacciatori, tuttavia, non riuscivano a tenere il passo con la straordinaria velocità con cui gli animali si moltiplicavano e presto milioni di conigli gareggiavano con il bestiame australiano per il mangime e danneggiavano l'ambiente.

Nel 1950 le autorità, allo scopo di ridurre sensibilmente il numero dei conigli, hanno rilasciato nell'ambiente il mixomavirus, un virus letale che causa la mixomatosi, una malattia virale molto contagiosa e che provoca nel coniglio un'elevata mortalità.

Dopo un'iniziale decimazione, il virus nel giro di pochi anni è mutato in forma più attenuata, dando luogo ad un ceppo meno virulento e diventando endemico nella popolazione di conigli che ripresero ad aumentare di numero.

Oggi il virus australiano uccide solo il 40% degli animali colpiti, anche per un fenomeno di selezione degli individui più resistenti. Negli anni ‘90, sono stati tentati altri esperimenti con un nuovo virus selettivo per i conigli, il calicivirus che in alcune zone ha fornito risultati interessanti portando ad una riduzione del numero dei conigli di circa il 15% rispetto al numero originale.

Come accaduto per la mixomatosi, efficace solo per 15-20 anni, si teme però che i conigli possano diventare resistenti anche al calicivirus. Da qui, una constatazione: la guerra ai conigli è destinata a continuare indefinitamente.

Questa storia è tornata di attualità in questi giorni dopo una stimolante e al contempo preoccupante pubblicazione su Science ad opera di un gruppo di colleghi americani ed europei che hanno provocatoriamente proposto: “…se invece di avviare campagne complicate e ad alta intensità di risorse per vaccinare gli esseri umani contro malattie infettive emergenti come il Covid-19 potessimo invece fermare alla fonte le malattie zoonotiche che a volte si trasmettono dagli animali alle persone?”.

Ovvero: perché non sfruttare le proprietà di “autopropagazione” dei virus e usarle per diffondere l'immunità invece della malattia. Un virus geneticamente modificato che conferisce immunità a tutta una popolazione animale mentre si diffonde in natura potrebbe teoricamente impedire il verificarsi di un evento di spillover zoonotico, riducendo la possibilità di innescare la prossima pandemia.

Ad esempio, se i topi selvatici che ospitano il micidiale virus Lassa, che causa la febbre emorragica virale, nell'uomo e in altri primati, venissero vaccinati, i rischi di una futura epidemia tra gli esseri umani potrebbero essere ridotti.

Naturalmente, una discussione su questi temi genera necessariamente interrogativi, perplessità, paure e altro. Ma è responsabilità etica degli scienziati considerare tutte le implicazioni delle soluzioni delle proprie ricerche in modo aperto, collaborativo e responsabile.

Infatti, malgrado l'idea possa essere apparentemente attraente, ci sono notevoli ostacoli tecnici, biologici, e soprattutto alcuni sconosciuti, che potrebbero scaturirne.

1. Chi deciderebbe, ad esempio, dove e quando dovrebbe essere rilasciato un vaccino auto-diffondente? Una volta rilasciato, gli scienziati non avrebbero più il controllo del virus. Potrebbe mutare, come fanno naturalmente i virus. Potrebbe fare salti si specie non prevedibili. Potrebbe attraversare i confini.

2. Come farlo? In quali ospiti e quanti? Ad esempio, è sufficiente l'inoculazione diretta di un piccolo numero che poi per effetto del fondatore si distribuirebbe passivamente ad altri animali?

3. Come verrebbe garantito il livello di immunità?

4. Cosa succederebbe al virus modificato se in natura muta o ricombina con virus selvatici con il rischio di generare un nuovo virus?

5. Sicurezza. La stessa ricerca che viene utilizzata per sviluppare vaccini autodiffondenti, potrebbe anche essere utilizzata per causare deliberatamente danni?

La risposta a queste ed altre domande richiede necessariamente di approfondire le nostre conoscenze di virologia, biologia evolutiva, di genetica molecolare, di biotecnologia, di diritto internazionale, di salute pubblica, di ecologia e di altre discipline che soltanto una sinergia internazionale può creare.

I virus sono onnipresenti, esistono ovunque, infettano tutto. I virus infettano piante, insetti e batteri: praticamente qualsiasi essere vivente. I virus sono parassiti obbligati. La maggior parte degli altri organismi può fare copie di sé stessi indipendentemente; i virus possono riprodursi solo se invadono altre cellule.

Sono maestri dell'invasione, e si evolvono per diventare dirottatori di cellule professionisti. L'unico modo per contrastarli è conoscerli di più: solo così potremmo diventare, noi stessi, ospiti sgraditi, e acquisire nuove conoscenze utili a contenere il dilagare dell'attuale e di future pandemie.

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