Virus Cina, quando la letteratura anticipa il contagio

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Virus deliberatamente immessi nell'ambiente dalla ricerca bellica di sempre nuove armi biologiche; virus mutanti sempre più aggressivi e in continua evoluzione; improvvisa diffusione di virus complici il sistema dei trasporti e la crescente densità di popolazione: la fine dell'umanità attraverso un agente patogeno è un dei temi ricorrenti della narrativa castrofica e fantascientifica degli ultimi 70 anni. 

Lo scrittore e giornalista statunitense Richard Preston è l'autore di 'Il giorno del cobra' (Rizzoli, 1998): una ragazza di 17 anni, Kate Moran, si presenta una mattina a scuola leggermente raffreddata. Una semplice seccatura, ma solo in apparenza... Nel giro di pochi minuti la ragazza muore sotto gli occhi di compagni ed insegnanti. Sarà una giovane patologa, Alice Austen, a scoprire che quel "raffreddore" era la manifestazione di un terribile virus in grado di annientare l'umanità. 

Lo stesso Preston è l'iniziatore di una saggistica divulgativa di qualità con opere che lanciano un grido di allarme sulle minacce dei virus mutanti: ha firmato 'Contagio globale. Il pericolo delle nuove armi biologiche' (Garzanti 2003) e 'The hot zone. Area di contagio. La vera storia del virus Ebola' (Rizzoli, 2015). 

Lo scrittore statunitense Wil Mara, autore specializzato nel genere conosciuto come "disaster fiction", ha scritto 'The Gemini Virus' (Gargoyle, 2012): protagonista del romanzo è Bob Easton, che pensa di avere un banale raffreddore. Invece muore dopo quattro giorni di dolori atroci, infettando dozzine di persone. In breve le strutture sanitarie vengono subissate di malati. Lo staff del Centro per il Controllo delle Malattie non può però debellare il virus senza prima identificarlo. Intanto scuole e uffici vengono chiusi, mentre il cibo fresco scompare dai negozi. Il supervirus e il panico si diffondono rapidamente oltre i confini dell'America. Gli aerei non possono atterrare, le basi militari sono messe in quarantena, ma il batterio continua a diffondersi, implacabile... E il prodotto dell'uomo o il segno terrificante della fine del mondo?  

Anche lo scrittore statunitense Stephen king, re dell'horror all'americana, nel suo romanzo-cardine 'L'ombra dello Scorpione' (Sonzogno, 1983, poi ristampato da Bompiani e Sperling e Kupfer) ha affrontato una situazione simile proprio all'esordio della narrazione: una devastante epidemia dà avvio a tutta la macchina narrativa. L'errore di un computer, l'incoscienza di pochi uomini e si scatena la fine del mondo. Il morbo sfuggito a un segretissimo laboratorio semina morte e terrore. Il 99% della popolazione della terra non sopravvive all'apocalittica epidemia e per i pochi scampati c'è una guerra ancora tutta da combattere, una lotta eterna e fatale tra chi ha deciso di seguire il Bene e appoggiarsi alle fragili spalle di Mother Abagail, la veggente ultracentenaria, e chi invece ha scelto di calcare le orme di Randall, il Senza Volto, il Male, il Signore delle Tenebre. 

Tra i romanzi di ambientazione post apocalittica uno dei capisaldi iniziatori del genere è 'Io sono leggenda' dello scrittore statunitense Richard Matheson (prima edizione in italiano da Longanesi nel 1957, poi ristampato da Mondadori e Fanucci). Ripensando al "Dracula" di Tod Browning, Matheson immagina di rovesciarne la situazione di base: non un vampiro in un mondo di umani, ma un solo essere umano in un mondo di esseri mostruosi. E Robert Neville è l'ultimo uomo non infettato sulla Terra dopo un'epidemia causata da un batterio che ha trasformato l'umanità e le creature viventi di tutto il pianeta in vampiri.  

Anche lo scrittore statunitense Michael Crichton ha proposto la storia di un misterioso virus nel suo capolavoro "Andromeda" (Garzanti, 1969). Alla fine degli anni Sessanta un satellite militare, terminata la sua missione nello spazio, fa ritorno sulla terra, cadendo in Arizona. Subito dopo, a pochi chilometri di distanza, un'inspiegabile epidemia decima gli abitanti di una sonnolenta città sperduta nel deserto, lasciando solo due sopravvissuti: un anziano e un neonato. Il governo degli Stati Uniti è costretto ad attivare "Project Wildfire", un protocollo top secret di risposta alle emergenze. Quattro dei biofisici più capaci della nazione vengono mobilitati per cercare di comprendere e contenere la crisi, ma quello che si trovano di fronte si rivela ben presto diverso da qualsiasi cosa abbiano mai visto prima. La scoperta del ceppo Andromeda può causare un’immane catastrofe. In gioco c’è la sopravvivenza stessa dell’umanità.  

Cinquant'anni dopo "Andromeda", che rese popolare Crichton (1942-2008), con un romanzo che generò un nuovo genere narrativo, il technothriller, nell'autunno scorso è ritornata la minaccia di un microbo extraterrestre che rischia di estinguere la razza umana. E' arrivato, infatti, nelle librerie degli Stati Uniti e del Canada, il sequel di "The Andromeda Strain" (non ancora tradotto in italiano). Nel profondo della base dell'aeronautica di Fairchild, il progetto "Eternal Vigilance" ha continuato a controllare e a aspettare che riapparisse il ceppo di Andromeda. Quando la task force segreta sta per essere smantellata perchè non si registrava più alcuna attività, un drone brasiliano rileva una bizzarra anomalia di una materia ultraterrena nel mezzo della giungla amazzonica. Viene così attivato il progetto Wildfire per indagare sulla minaccia potenzialmente apocalittica di un microbo in evoluzione. E proprio allora qualcosa che ricorda Andromeda fa la sua sinistra apparizione 

Si intitola proprio 'Virus' (Longanesi, 1980) il romanzo dello scrittore statunitense Clive Cussler: una storia che ha i suoi prodromi nel 1954, ma che ha il suo svolgimento nel 1988. Nel 1954 Un Boeing C-97 decolla da una base aerea militare diretto verso un'isola del pacifico. Nella stiva ha 36 contenitori d'acciaio, micidiali bombe batteriologiche Dopo poco essere decollato l'aereo ha un'emergenza e deve atterrare su un prato bianco: all'improvviso però... scompare. Dopo quattro mesi di ricerche la pratica del Vixen 03 viene archiviata, e profondamente insabbiata. Oltre trent'anni dopo, Dirk Pitt scopre il Vixen 03 sul fondo di un lago ghiacciato. Recupera il relitto e 34 bombe. Ne mancano due: che fine hanno fatto? Che cosa succederebbe se un’organizzazione terroristica ci mettesse le mani sopra? 

Uno dei primi romanzi a descrivere un inarrestabile contagio provocato sa virus è 'Il grande contagio' dello scrittore inglese Charles Eric Maine (Mondadori Urania, 1963). A un tratto entra in scena un elemento imprevisto che sconvolge tutta la società, getta nell'anarchia la nostra vita ben ordinata, riduce gli uomini a bestie impazzite dal terrore, che lottano disperatamente per sopravvivere. Come i "trifidi" di Wyndham, questo inarrestabile "contagio" diventerà uno dei classici della fantascienza. 

Anche lo scrittore britannico Ken Follett, autore di tanti bestseller, si è cimentato con il genere, come testimonia 'Nel bianco' (Mondadori, 2004). È la vigilia di Natale. In una cittadina non lontana da Glasgow scatta l'allarme rosso in un elegante edificio vittoriano, sede dell'Oxenford Medical. Qualcuno, nonostante i sofisticati sistemi di sorveglianza, è riuscito a sottrarre dall'area protetta due dosi di un farmaco sperimentale, un antidoto del Madoba-2, una pericolosa variante del virus Ebola su cui da tempo si stanno conducendo ricerche. Il dipartimento della Difesa americano, che ha fatto grossi investimenti sul progetto, non nasconde la sua preoccupazione. E così pure Stanley Oxenford, lo scienziato proprietario del laboratorio, e Antonia Gallo, la sua affascinante collaboratrice, responsabile della sicurezza. Nessuno di loro sa che questo è solo l'antefatto... Questo virus come Ebola, è facilmente trasmissibile e provoca la morte per emorragie multiple. Più potente del suo parente africano, Madoba 2 è in grado, se diffuso nell' aria, di causare migliaia di morti...