Virus, virologa Spallanzani: "La Cina lo ha isolato ma non distribuito"

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"Avere isolato il virus, averlo in mano, vuol dire poterlo coltivare, non solo fare l'acido nucleico, che è solo l'impronta del virus, averlo in vitro vivo e vegeto significa poterlo studiare a fondo. In questo modo si possono capire i meccanismi di patogenesi, cioè come fa il virus a causare danno". A parlare all'Adnkronos dell'isolamento e del sequenziamento 'italiano' del coronavirus è l'autrice del lavoro, Maria Rosaria Capobianchi, capo del laboratorio di Virologia dell'Inmi Spallanzani di Roma, spiegando che "questo rende possibile identificare i target terapeutici, si può quindi studiare la risposta immunitaria".  

"Avere isolato il virus - dice - ci permette di affinare gli strumenti diagnostici e quindi di mettere a punto i test sierologici per la ricerca degli anticorpi nelle persone infettate e quindi guarirle". Inoltre, ci "permette di distribuirlo ad altri laboratori e quindi aumentare la capacità di risposta globale". "Significa avere la possibilità di studiare la sua biologia, la sua variabilità - continua Capobianchi - ed avere quindi uno strumento per fabbricare e affinare gli strumenti per la diagnosi e per la terapia, nonché per la creazione di un vaccino che credo diversi laboratori stanno già affrontando". Arrivare a questo risultato "è stato possibile anche grazie alla condivisione di dati e informazioni con i diversi laboratori, cosa che la Cina ha fatto da subito, per dare una risposta armonizzata e globale. Con la condivisione dei dati di sequenza, per esempio, è stato possibile disegnare i test molecolari, necessari per l'identificazione dei casi. La condivisione è fondamentale per l'avazamento scientifico e per ottenere risposte più rapide", sottolinea Capobianchi.  

In un'intervistata al 'Fatto quotidiano video', Capobianchi ha poi spiegato che "fino a ora erano disponibili i dati di sequenza del virus, che avevano pubblicato i cinesi, che però non hanno fatto uscire il virus. Sicuramente lo hanno isolato, ma non lo hanno distribuito". "Avere a disposizione il virus - prosegue - significa partire da una buona base" per mettere a punto sistemi diagnostici, terapeutici e vaccini. Finora si disponeva di dati incompleti, "quindi la diagnostica messa a punto finora era una diagnostica messa a punto 'in silico', ossia sulla base di dati teorici, sul 'disegno' del genoma del virus. Hanno funzionato bene, come hanno dimostrato i controlli disegnati sempre in silico. Ma ora possiamo avere il vero controllo, cioè il virus".