Vitalizio parlamentari, come funziona?

Spending review, costi della politica, tagli. Tanti modi per dire una cosa sola: in tempi di crisi economica anche il sistema pubblico deve fare i sacrifici. E, tra i più richiesti dall’opinione pubblica, ci sono sicuramente i vitalizi dei parlamentari. Le pensioni dei nostri deputati e senatori sono da tempo nel mirino. Sul tema il governo Monti è riuscito ad apportare una modifica sostanziale, anche se parziale. Dal 1° gennaio di quest’anno, infatti, è in vigore una trasformazione del regime previdenziale dei deputati, con il superamento dell’istituto dell’assegno vitalizio e l’introduzione di un trattamento pensionistico basato sul sistema di calcolo contributivo. In pratica, così come avviene per gli altri comuni lavoratori, anche l’assegno destinato mensilmente ai nostri rappresentanti nelle istituzioni viene calcolato in base agli effettivi contributi versati durante la vita assicurativa e non è legato soltanto alle retribuzioni pensionabili percepite negli ultimi anni di attività.

Una volta stabilita la regola generale, però, ecco subito le limitazioni. Così da un lato ora il vitalizio arriverà solo a 65 anni compiuti, che diventano 60 se si è riusciti a restare in Parlamento più di una legislatura, con la diminuzione di un anno per il conseguimento del diritto per ogni ulteriore anno di mandato. Dall’altro il nuovo sistema di calcolo contributivo si applica integralmente ai deputati eletti dopo il 1° gennaio 2012, mentre per quelli in carica, nonché per i parlamentari già cessati dal mandato e successivamente rieletti, si applica un sistema pro rata. In pratica si fa la somma della quota di assegno vitalizio definitivamente maturato alla data del 31 dicembre 2011, e di quella corrispondente all’incremento contributivo riferito agli ulteriori anni di mandato parlamentare esercitato. Insomma bella iniziativa, ma quasi tutto rimandato alla prossima legislatura. Qualunque essa sia.

Sono molti gli attuali parlamentari e i loro ex colleghi, che possono brindare a un vitalizio vecchia maniera. Si salva, ad esempio, Ilona Staller, in arte Cicciolina, che i 60 anni li ha fatti da poco e ha i suoi 3mila euro mensili. Non cambierà nulla per Antonio Martusciello, che dal 2008 prende 7.959 euro lordi al mese e per Alfonso Pecorario Scanio, ex leader dei Verdi ed ex ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente, presente alla Camera dal 1992 al 2008, che dall’età di 49 anni riscuote un vitalizio di 8.836 lordi. Un po’ meno fortunato Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani ed ex ministro della Giustizia, non rieletto nel 2008, che, con quattro legislature, si deve accontentare di 6mila euro lordi. La lista è veramente molto lunga. Basti pensare che, secondo dati recenti, l’esercito dei parlamentari pensionati è composto da 3.356 vitalizi complessivi. In questo numero sono comprese le 2.308 pensioni dirette e le reversibilità, gli assegni percepiti dalle vedove o i vedovi degli ex parlamentari scomparsi, divise tra le 625 alla Camera e 423 al Senato. Il conto annuale è di 200 milioni di euro, oltre 61 dei quali pagati dal Senato e i restanti 138 dalla Camera. Una cifra di tutto rispetto, che continua a creare polemiche. Anche perché il vitalizio lo percepiscono pure gli ex parlamentari come Paolo Pillitteri, Francesco De Lorenzo e Claudio Martelli, condannati con sentenze passate in giudicato.

Le polemiche sulle pensioni parlamentari sono sempre abbastanza forti. A riaccenderle in questi giorni anche il deputato Mario Tassone, che a Radio 24 ha definito una “cifra modesta” i 6800 euro lordi al mese che percepirà quando andrà in pensione, dopo aver occupato una poltrona a Montecitorio per diverse legislature. “Vorrei avere l’indennità di un direttore di un giornale – ha affermato - i direttori, soprattutto della Rai, prendono 15, 20 mila euro anche quando non sono più direttori”. Non è passato sotto silenzio nemmeno il fatto che 349 eletti in Parlamento nel maggio 2008, hanno ormai raggiunto il traguardo dei 4 anni, 6 mesi e un giorno, cioè il minimo indispensabile per maturare il requisito al vitalizio. E’ in arrivo un bonus di 2486 euro lordi al mese per le “matricole”, che diventano 4973 per chi è alla seconda legislatura e 7460 per chi siede negli scranni da almeno 15 anni.

Al di là delle critiche, più o meno legittime, qualche passo in avanti verso una riduzione dei costi è stato fatto. Le nuove regole ritarderanno di 10 o 15 anni i vitalizi di chi avrebbe potuto fare il baby pensionato già a 50 anni come Irene Pivetti, Giovanna Melandri o Italo Bocchino. Prima delle disposizioni, stabilite dal governo Monti, si è passati per tre differenti sistemi, a seconda che un parlamentare sia stato eletto prima del 1994, prima del 2006 e dal 2006 in poi. Per i primi bastava un solo giorno di legislatura, 2 anni e sei mesi fino al 2006 e cinque anni per chi è stato eletto dal 2006 ad oggi. I cambiamenti avevano già riguardato anche l’anno di partenza del vitalizio: senza limiti per gli eletti fino al 1994, 60 anni fino al 2006, 65 dal 2006 in poi.

Le ultime disposizioni, in vigore fino ad ora, prevedono che ogni mese il deputato versi mensilmente una quota (l’8,6 per cento, pari a 1.006,51 euro) della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi. L’importo dell’assegno varia da un minimo del 20 per cento a un massimo del 60 per cento dell'indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare e dei contributi versati. Previsti anche casi di sospensione del pagamento dell’assegno qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale, al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale. Stesso discorso nel caso si assumano cariche pubbliche che prevedano una indennità il cui importo sia pari o superiore al 40 per cento dell'indennità parlamentare. Il tema resta caldo. A placare gli animi dell’opinione pubblica non è servita la decisione del Consiglio di giurisdizione della Camera, che ha rigettato il ricorso di 35 ex parlamentari contro il taglio dei vitalizi.

Il clima è agitato anche al di fuori delle aule di Montecitorio e Palazzo Madama. Gli scandali, che stanno coinvolgendo molte Regioni italiane, in primis Lazio e Lombardia, hanno esteso l’indignazione a tutti i rappresentanti delle istituzioni. Ha provato a metterle un freno il decreto del Consiglio dei Ministri, che oltre a ridurre il numero e i compensi di consiglieri e assessori, nonché i finanziamenti e le agevolazioni in favore dei gruppi consiliari, dei partiti e dei movimenti politici, applica il metodo contributivo per il calcolo della pensione anche a livello regionale. Beneficiari dei vitalizi saranno solo coloro che abbiano compiuto 66 anni d’età e ricoperto la carica, anche se non continuativamente, per almeno 10 anni. La norma, che deve essere convertita in legge entro 60 giorni, andrebbe a colpire anche i Fiorito e le Minetti, al centro di controversi casi giudiziari. Un capitolo a parte meriterebbero le pensioni d’oro dei manager pubblici. Un capitolo pesante visto che, secondo i dati riguardanti i trattamenti oltre i 4mila euro lordi mensili, sarebbero circa 104mila con un valore stimato in 2,3 miliardi di euro. Recentemente ha ricevuto parere contrario dal governo la proposta di modifica al decreto legge spending review, a firma del deputato Guido Crosetto (Pdl), che prevede che le pensioni “erogate in base al sistema retributivo, non possono superare i 6mila euro netti mensili. Sono fatti salvi le pensioni e i vitalizi corrisposti esclusivamente in base al sistema contributivo”. La fissazione di un tetto colpirebbe gli introiti di diversi membri del governo. Il ministro della Difesa ed ex generale Giampaolo Di Paola guadagna infatti 20mila euro mensili, mentre il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri è appena sopra la soglia dei 6mila. Numeri lontani da quanto fino allo scorso luglio riceveva Felice Crosta, alla guida fino al 2006 dell’agenzia dei rifiuti della Regione siciliana. Per 6 anni il ‘superburocrate’, condannato dalla Cassazione a restituire a rate quasi un milione di euro, ha percepito una maxipensione di ben 41mila euro al mese.

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