Voglia dell'uomo forte

Alessandro De Angelis

Non c’è da scomodare la Repubblica di Weimar, per spiegare il rapporto del Censis, con “l’attesa messianica dell’uomo forte”, che sgorga dalle viscere della società italiana. Dall’incertezza. In fondo basta la fotografia di fine giornata, col presidente del Consiglio che, a un certo punto, lascia palazzo Chigi per salire al Quirinale per parlare di manovra. Il solito incontro che doveva rimanere riservato, ma viene fatto trapelare, secondo un consumato copione per cui, quando è in difficoltà, Conte ha bisogno di farsi scudo di Mattarella, per placare gli effervescenti partner della maggioranza. E che, secondo un consumato copione, alimenta una ridda di voci sulla crisi, come se fosse imminente, dopo una giornata in cui, più volte, è rimbalzata la parola “voto”.

Non è dato sapere se come la pensi il capo dello Stato della situazione sia stato l’oggetto del colloquio, ma chi frequenta il Colle assicura che il suo pensiero ruota attorno ad un punto fisso. Che non è la stabilità a prescindere del governo, a dispetto dei santi e di ciò che le forze politiche vorranno fare, anzi su tutto ciò il sentimento prevalente è il disincanto. Il punto fisso è che la manovra dovrà essere approvata, perché va messo in sicurezza il paese, poi ognuno potrà assecondare questo o quell’istinto belligerante. La parola che domina il rapporto annuale del Censis è “incertezza” (l’anno scorso era “cattiveria”, l’anno prima “rancore”), determinata dalle mutate condizioni sociali, dall’ansia di dovercela fare da soli, indeboliti i canali tradizionali di protezione, dalla sfiducia verso partiti e politica. Incertezza è la parola chiave per raccontare la politica italiana in questa fase. La giornata di oggi è paradigmatica, con una lite su quattro spicci fino al punto di evocare il voto, la drammatizzazione di una salita al Colle, uno dei protagonisti, stavolta Renzi, come ieri poteva essere Di Maio che annuncia il proseguo del ballo per...

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