Voglia di sinistra

Alessandro De Angelis
Pd

BOLOGNA - Sentite Andrea Orlando, il vicesegretario del Pd, a fine giornata. Orlando è un moderato, un “riformista” vero. Ecco le parole che non ti aspetti: “Per evitare che gli anni Venti di questo secolo diventino come gli anni Venti del secolo scorso, bisogna chiudere con la cultura degli anni Novanta. Perché per tante ragioni siamo ancora negli anni Novanta. Le piante che crescono oggi hanno semi messi allora”. I semi sono la cultura delle privatizzazioni, la svalutazione del lavoro, la riduzione del perimetro del welfare. Insomma, la fiducia illimitata nel mercato, come luogo delle opportunità e strumento di diffusione della democrazia.

Attenzione, perché in quegli anni in cui la sinistra per la prima volta andò al governo del paese – ricordate la Terza via - sono stati finora vissuti non come una sbornia liberista, ma quasi come un mito fondativo, non solo quando il Pd è nato. In fondo, solo qualche giorno fa Nicola Zingaretti ha incontrato Bill Clinton, il padre della Terza via. Il suo è stato un viaggio negli anni Novanta, preferito alla celebrazione dei trent’anni della Bolognina: “Alcune idee – prosegue Orlando - alla base delle scelte di quegli anni sono rimaste. E hanno prodotto disuguaglianze e paure. È il momento di rimettere al centro il bisogno di cambiare la forma del capitalismo. Non si vince solo col mito del buon governo”. A volerla leggere con malizia – si fa peccato, ma certe volte ci si indovina - si potrebbe vedere, nell’intervento del vice, una significativa sterzata rispetto all’impianto più ecumenico del segretario, sul partito e sul governo.

Sia come sia le sue sono parole in sintonia con questa tre giorni organizzata da Gianni Cuperlo, densa, raffinata negli interventi, scevra di effetti speciali, partecipate (solo oggi oltre 4 mila presenze). Che segna un classico “cambio di paradigma”. Se non del Pd nel suo insieme, almeno di una sua parte. L’effetto è di un “nuovo Pd” più spostato a...

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