Vola il prezzo del grano dopo lo stop russo all'accordo. La Norvegia alza il livello di allerta

Frederic Petry / Hans Lucas / Hans Lucas via AFP

AGI - La Norvegia aumenterà il livello di prontezza militare: lo ha annunciato il premier norvegese Jonas Gahr Store precisando tuttavia che non è stata registrata alcuna minaccia diretta al Paese che confina con la Russia nell'Artico.

"Da domani i militari aumenteranno la loro preparazione in Norvegia. Al momento non abbiamo motivo di credere che la Russia voglia coinvolgere direttamente la Norvegia o qualsiasi altro Paese nella guerra, ma il conflitto in Ucraina significa che è necessario che tutti i Paesi della Nato stiano sempre più in guardia", ha affermato.

Intanto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, condanna "con la massima fermezza" gli attacchi missilistici russi contro Kiev e le infrastrutture critiche in altre regioni. "La strategia di Mosca di seminare paura non funzionerà" scrive in un tweet. Continueremo a restare al fianco dell'Ucraina per tutto il tempo necessario".

I riservisti ingolfano le linee

L'invio di riservisti russi in Ucraina complicherà ulteriormente la logistica dell'esercito di Mosca in quanto le armi con cui sono equipaggiati utilizzano munizioni di calibro diverso da quelle in dotazione ai militari già dispiegati, sottolinea l'ultimo aggiornamento dell'intelligence militare britannica. "La Russia ha schierato diverse migliaia di riservisti appena mobilitati sulla linea del fronte in Ucraina da metà ottobre. In molti casi, sono equipaggiati in modo carente", sottolinea il bollettino, "a settembre gli ufficiali russi erano preoccupati che alcuni riservisti appena mobilitati arrivassero in Ucraina senza armi".

"Immagini open source suggeriscono che i fucili che sono stati consegnati ai riservisti mobilitati sono di solito AKM, un'arma introdotta per la prima volta nel 1959", proseguono gli 007 di Londra, "molti sono probabilmente in condizioni appena utilizzabili a causa della mediocre conservazione".

"L'AKM spara munizioni da 7,62 millimetri, laddove le unità da combattimento regolari russe sono per lo più armate con fucili AK-74M e AK-12 con munizioni da 5,45 millimetri", prosegue l'intelligence militare britannica, "l'integrazione dei riservisti con soldati a contratto e veterani dei combattimenti in Ucraina significherà che i responsabili della logistica russa dovranno portare sulle posizioni della linea del fronte due diversi tipi di munizioni per armi leggere. È probabile che cio' complichi ulteriormente il già indebolito sistema logistico russo".

La battaglia del grano

"I corridoi della solidarietà hanno dimostrato di essere estrememtne importanti e sono stati il principale mezzo di import export tra l'Ue e l'Ucraina. Da maggio al 20 ottobre, più di 14 milioni di tonnellate di grano sono stati esportati con i corridoi di solidarietà dall'Ucraina. Durante lo stesso periodo, 15 milioni di tonnellate di prodotti non agricoli sono stati esportati" ha dichiarato il portavoce della Commissione europea, Stefan de Keersmaecker dopo che la Commissione europea è tornata a esortare la Russia a riprendere l'attuazione dell'accordo Onu per l'esportazione del grano ucraino attraverso il Mar Nero.

"La sospensione dell'accordo non ha vincitori, ma solo perdenti. Fermare le navi ha ricadute su tutta l'umanità. Faremo il possibile per far ripartire l'accordo e giungere a un cessate il fuoco" ha detto da parte sua il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, annunciando che avrà presto un colloquito telefonico con il collega russo Serghei Shoigu, dopo l'uscita di Mosca dall'accordo sull'export di grano dal Mar Nero. "Questa situazione porta a dei ritardi e all'aumento del traffico dei porti. Coloro che ne hanno bisogno hanno fretta di ricevere il grano e i problemi così non potranno che aumentare. Stiamo parlando con gli ucraini e parlerò con il ministro Shoigu. Continuiamo a lavorare per riportare la situazione alla normalità, per trovare un accordo e giungere alla pace", ha detto Akar.

L'accordo, di 4 mesi di durata, ma rinnovabile, era stato siglato lo scorso 22 luglio a Istanbul da Russia e Ucraina con la mediazione di Turchia e Stati Uniti e ha permesso fino a questo momento l'esportazione di 9,3 milioni di tonnellate di grano bloccate nei porti ucraini a causa della guerra.