Volatilità relega bitcoin sull''Isola che non c'è': Mike Dolan

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Il simbolo di Bitcoin presso un'Atm di criptovalute

di Mike Dolan

LONDRA (Reuters) - L'autore è editor-at-large per finanza e mercati di Reuters News. Le opinioni espresse in questo articolo sono le sue opinioni personali.

L'andamento a dir poco ondivago del bitcoin questa settimana è tutto tranne che inconsueto per la più diffusa criptovaluta ma le montagne russe rappresentano anche la sua contraddizione.

Chi ha scommesso per anni che il bitcoin sarebbe diventato una divisa transnazionale utilizzata per gli acquisti online è responsabile dell'incredibile rialzo del suo prezzo. Ma anche della volatilità che ne rende pressoché insostenibile l'ambizione.

Il crollo del 30% visto martedì dopo un altro giro di vite del governo cinese non è un caso isolato. Movimenti giornalieri di oltre il 20% si sono visti spesso negli ultimi sei anni.

Pari a circa 4,5%, la mediana giornaliera delle oscillazioni del prezzo negli ultimi sei anni è sei volte quella del tasso di cambio euro/dollaro.

Se alcuni siti online possono accettare i bitcoin come forma di pagamento per beni il cui prezzo è espresso in dollari, ben pochi possono gestire il potenziale caos contabile se la divisa si apprezza o si deprezza di un quinto nel proprio valore nel volgere di qualche ora.

Il contrario è vero per chi compra. Chi scommette che il rialzo del bitcoin prosegua nel tempo -- negli ultimi 12 mesi è quadruplicato -- perché dovrebbe rinunciare a questi guadagni pagando con il bitcoin oggi?

Se il suo ruolo in quanto valuta per le transazioni o riserva di valore rimane poco chiaro, si tratta fondamentalmente soltanto di un gioco in cui un ristretto numero di investitori puntano ad accaparrarsi il messimo importo di bitcoin. Questo comporta oscillazioni violente e illiquide, ogni volta che le autorità di qualche Paese si fanno vive, o qualcuno twitta a favore o contro la divisa.

Come sempre, le discussioni sui pro e i contro delle criptovalute vedono la squadra dei credenti contro quella dei non credenti, fede cieca contro rifiuto tout-court.

Deutsche Bank questa settimana ha paragonato il sistema di del bitcoin al cosiddetto "effetto Trilly": una teoria che deriva dalla filosofia della favola di Peter Pan, secondo cui le fate esistono solo perché i bambini credono che esistano.

"In altre parole, il valore del bitcoin è interamente basato sul 'wishful thinking'", scrive Marion Laboure, analista di Deutsche.

Laboure stima che meno del 30% delle transazioni in bitcoin sia legato a veri pagamenti, e che il resto sia collegato al trading, a speculazione, investimenti o attività correlate.

L'analista ritiene anche che la sua liquidità come bene d'investimento sia limitata.

TRILLY, ARK E MUSK

Con una capitalizzazione di circa 1.000 miliardi di dollari, i governi non possono ignorare il bitcoin, anche se le banche centrali continuano a minimizzarne l'importanza. Possono anche apprezzare che la sua diffusione nell'ultimo decennio abbia favorito la cosiddetta innovazione 'fintech' mentre ancora stanno gradualmente mettondo a punto nei prossimi anni le rispettive divise elettroniche.

Ma Laboure mette in guardia che ci saranno altri giri di vite.

"Non sorprende che i governi non abbiano intenzione di cedere il monopolio monetario. Storicamente, prima impongono le regole e poi assumono la proprietà".

Se è così, qual è il fine della speculazione e della corsa al bitcoin che ne limita ulteriormente l'offerta e ne fa salire il prezzo? È solo un gioco per evitare di restare col cerino in mano? O le persone che hanno soldi da perdere puntano a guadagni veloci e a un trading ad hoc con entrate e uscite a tempo?

Alcuni sostengono che ci sia un'autentica richiesta di criptovalute nel settore delle rimesse, che valgono ogni anno 500 miliardi di dollari a livello globale.

Altri ritengono che le norme sulla privacy attraggano i criminali, come nel caso del riscatto chiesto qualche settimana fa per l'attacco informatico a Colonial Pipeline. Ma questo fenomeno non farà altro che accelerare una regolamentazione più stretta.

Anche i sostenitori del bitcoin hanno argomenti dalla loro parte, per quanto sempre meno prevedibili.

Il patron di Tesla, Elon Musk, ha fatto schizzare il prezzo della criptovaluta alle stelle a inizio anno affermando che Tesla l'avrebbe accettata come forma di pagamento alternativa al dollaro per le sue auto elettriche, per poi invertire la rotta la scorsa settimana puntando il dito contro l'eccessivo consumo energetico del bitcoin.

Cathie Wood di Ark Invest, nota per i suoi investimenti nei titoli tech, ha detto questa settimana che il valore del bitcoin sarebbe salito ancora vertiginosamente dopo aver perso il 50% in un mese.

A quota 500.000 dollari, dove Wood vede la criptovaluta, la capitalizzazione del bitcoin sarebbe di 10.000 miliardi di dollari, un terzo dell'intera massa monetaria delle economia del G20.

Secondo Jon Danielsson della London School of Economics la concentrazione del possesso di bitcoin creerebbe come minimo nuovi multi-miliardari. E acuirebbe in modo incontrollabile le attuali differenze di patrimonio, creando un gap tra chi ha in portafoglio bitcoin e chi non ne ha, una sorta di beffa rispetto alla rivendicazione 'democratica' delle criptodivise.

Di conseguenza ritiene che la compresenza di bitcoin e delle cosiddette valute legali sia impossibile.

Se dovesse sostituire tutte le divise del G20 in circolazione, ogni bitcoin varrebbe 1,5 milioni di dollari.

Realtà o finzione?

"Il bitcoin è una bolla", conclude Danielsson. "Va cavalcata il più possibile e abbandonata in tempo".

(Mike Dolan, tradotto da Sara Rossi)

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