Volontari trattati come untori

Volontari della Croce Rossa Italiana portano farmaci e cibo nelle case (Photo: )

Insultati, ingiuriati, trattati da appestati. Minacciati di licenziamento dai datori di lavoro e offesi dai vicini di casa. Succede, nell’Italia stretta nella morsa dell’emergenza e della paura per la diffusione del contagio da Covid-19, a tanti volontari di ritorno dalle zone rosse del Paese, le più colpite dall’epidemia di coronavirus.

Uomini e donne che scelgono di mettersi a servizio delle comunità alle prese con un dramma senza precedenti e per questo impegno, nel corso o al termine della loro missione, si trovano a dover fare i conti con intimidazioni e improperi. A denunciare una situazione che non esita a definire “assurda”, è Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana. “Sono troppe le notizie che giungono da alcune parti d’Italia e che ci narrano di esecrabili intimidazioni ai danni dei soccorritori di ritorno dalle ‘zone rosse’ trattati come untori”, spiega Rocca all’HuffPost.

L’ultimo episodio è di qualche giorno fa: tre volontari tornati dalla Lombardia - Croce Rossa sta inviando infermieri, medici e squadre con le ambulanze a supporto del sistema della regione più colpita dalla pandemia in Italia - e sistemati in un appartamento ove trascorrere il periodo di autoisolamento volontario sono stati pesantemente insultati da diversi condomini del palazzo e trattati come appestati. “È stato presentato un esposto e la nostra volontaria che aveva messo a disposizione la casa è stata convocata in Questura, le è stato chiesto di spiegare a che titolo quelle persone alloggiassero in una sua proprietà”, sospira Rocca, che ha telefonato ai tre volontari in quarantena “per manifestare vicinanza, solidarietà e abbracciarli a distanza. È inaudito che a persone che, per spirito di servizio verso la comunità, non esitano, come in questo caso, a mettere a rischio la loro vita, venga riservato un trattamento del genere - scandisce Rocca - Anche perché si tralascia un dato: senza la rete di supporto del volontariato alcune aree del Paese non avrebbero retto, non ce l’avrebbero fatta a gestire un’emergenza come quella in corso nel nostro Paese”.

I tre volontari insultati, “ovviamente ci sono rimasti male, essere considerati untori non può far piacere anche perché non sta né in cielo né in terra, ma - puntualizza il presidente di Cri - mi hanno detto che non intendono farsi scoraggiare da comportamenti del genere” e comunque, rimarranno nell’appartamento fino alla fine del periodo di quarantena, “non espongono gli altri ad alcun rischio quindi non ci pensiamo proprio a spostarli per le proteste e gli atteggiamenti ingiustificabili dei condomini”.

Inutile, per Rocca, specificare la città o la Regione in cui è successo “un fatto, questo sì deprecabile, perché poteva succedere ovunque”. E infatti i volontari impegnati sul fronte dell’emergenza sono stati presi di mira anche altrove, pure dai loro datori di lavoro. Minacciati di licenziamento o costretti alle ferie forzate. Alla Croce Rossa sono arrivate segnalazioni dal Molise, dal Trentino, dall’Emilia-Romagna. “Un comportamento antisociale inaccettabile - dice Rocca - uno stigma intollerabile e a dir poco autolesionista, visto che è perpetrato ai danni di chi si prende cura di tutto il Paese senza sosta e con una tenacia incredibile. I volontari, di Croce Rossa come di altre organizzazioni, sono abituati a mettersi al servizio delle comunità, non si aspettano una medaglia, non chiedono riconoscimenti speciali, non lo hanno fatto in passato e non lo faranno adesso, ma certamente si aspettano di essere trattati con il rispetto dovuto a tutti”.

Insomma, accanto alla beneficenza, al paniere, alla spese e ai libri sospesi, nell’Italia messa a dura prova dal coronavirus emerge anche l’intolleranza, il pregiudizio, addirittura il disprezzo ai danni di “persone che non saranno degli eroi, ma sicuramente straordinari esempi di umanità in azione, uomini e donne che stanno servendo la loro comunità in un momento tanto difficile per la vita di tutti noi”, dice il presidente della Croce Rossa Italiana.

Insulti e paure, minacce e intimidazioni per l’impegno dei volontari nella battaglia contro il coronavirus, non sono molto diffusi. “Per fortuna appartengono a una piccola parte - conclude Rocca - una netta minoranza rispetto all’Italia migliore che ogni giorno ci manifesta stima e apprezzamenti e ci incoraggia ad andare avanti”. Oltre i preconcetti, al di là di stigmi e timori ingiustificati e ingiustificabili.

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