Perché l'istruzione superiore in Italia è stata bocciata

“Meno del 6% degli studenti riesce a distinguere i fatti dalle opinioni”. Lo sostiene in un'intervista a Il Messaggero Andrea Schleicher, il capo nel mondo della Direzione istruzione dell'Ocse, l'uomo che guida il lavoro di 79 Paesi per produrre i rapporti triennali "Pisa", a commento della notizia che gli studenti italiani oltre a far registrare assenze record da scuola, uno su quattro di loro non sa nemmeno leggere.

Secondo direttore per l'Istruzione dell'Ocse, il calo dei punteggi in lettura e in scienze dal 2000 a oggi “va letto anche alla luce del contesto sociale e demografico: ora nelle vostre scuole – dice – più del 4,5% degli alunni sono immigrati, molti di seconda generazione”. Poi osserva che anche il livello di spesa è certo importante, “ma l'esempio di Paesi come l'Estonia o la Polonia, che spendono meno e ottengono risultati migliori, dimostra che l'aumento delle risorse non è l'unica risposta”.

Dunque, l'Italia potrebbe spendere meglio i suoi soldi, “pagando di più gli insegnanti e riducendone il numero, concentrandosi più sulla qualità che sulla quantità di istruzione”. E il dato sulle assenza, rileva Schleicher, “è alto soprattutto tra gli studenti socialmente meno avvantaggiati cioè proprio quelli per i quali la scuola dovrebbe essere più importante”. Ciò che danneggia i loro risultati. Quindi chiosa: “Nei Paesi Ocse in media solo uno studente su 10 si dimostra in grado di riconoscere un fatto da un'opinione, decifrando messaggi impliciti contenuti in un testo. In Italia il dato è ancora più grave: appena uno studente su 20”.