Voti bassi, dopo 5 anni un tribunale dà ragione al prof

Il professore non si è preoccupato di utilizzare tutti i voti decimali previsti in Italia, che vanno da 1 a 10, dando agli studenti anche degli 1 e dei 2. (Credits – Getty Images)

Cinque anni fa subì una sanzione disciplinare da parte del preside dell’istituto tecnico commerciale di Casarano dove insegnava. Qual era la colpa del professore? Dare voti troppo bassi agli studenti, con i genitori che avevano protestato con il preside, chiedendo che il docente si adeguasse al metro di giudizio degli altri insegnanti della scuola.

“Il lavoro di insegnante mi piace molto: ho insegnato in quasi tutte le scuole superiori della provincia di Brindisi e di Lecce, ma ho capito una verità tremenda: il 99% dei professori commette abuso d’ufficio” ha spiegato l’uomo, che poi fa capire il suo ragionamento. “Non si tratta di essere severo: penso di essere normale. Quando sono entrato per la prima volta nell’istituto di Casarano, quello dove è scoppiato il caso, ho sottoposto i ragazzi di prima superiore a un test matematico che viene proposto dal Miur per bambini di IV e V elementare. Ma i risultati sono stati imbarazzanti, i ragazzi non erano in grado di rispondere a domande semplicissime: così ho messo loro voti bassi, come meritavano”.

Il prof, infatti, non si è preoccupato di utilizzare tutti i voti decimali previsti in Italia, che vanno da 1 a 10, dando agli studenti anche degli 1 e dei 2. “Preside, professori e famiglie volevano che mi adeguassi al sistema” racconta sempre il professore, che vuole mantenere l’anonimato. Una situazione diventata ingestibile e che cinque anni fa portò le parti in tribunale. E, ora, è arrivata la decisione del giudice.

Il giudice, infatti, ha dato ragione al professore, confermando che i voti dati dall’insegnante erano giusti e giustificati e che, dunque, la sanzione disciplinare decisa dal preside non era giustificata. Ora il preside è in pensione e il professore ha cambiato istituto, ma non idea. “Cinque o sei in ogni classe sono bravi. Una decina sono incapaci e altri dieci possono migliorare. Quelli che mi danno soddisfazione sono questi ultimi: partono da 2-3, poi arrivano a 8-9, con costanza e impegno, vengono stimolati dalla competizione e tirano fuori il meglio. Sono quelli che poi ringraziano a distanza di anni” dice il professore al Corriere.

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